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Renzi sbaglia. La “riforma”sulle pensioni va cambiata. Job act, chiarezza sulle tutele

ROMA – Continuano gli annunci di Renzi sul job act  e continuano le indiscrezioni. Si dice che il problema  dell’articolo 18 non è la questione principale, se ne parlerà nella parte conclusiva della proposta e che non si deve affrontare in modo “ideologico” Sarà bene, in attesa di poter discutere il documento, precisare che i diritti dei lavoratori non sono ideologia e che dal Job Act ci aspettiamo chiarezza soprattutto per le tutele che spetteranno ai neo assunti.

Non vorremmo infatti che si creasse un mercato del lavoro parallelo esclusivamente destinato ai giovani: una “riserva” con meno diritti che renderebbe strutturale la divisione tra “garantiti” e non. Quella stessa che, a parole, tutti vorrebbero combattere, a partire dal segretario del PD. Un punto per noi è chiaro: quando diciamo articolo 18 intendiamo garantire la tutela nei confronti di tutti i licenziamenti, discriminatori e non. Se si difendesse soltanto il licenziamento discriminatorio si commetterebbe come minimo una ingenuità. Chi vuole licenziare un lavoratore senza giusta causa, invocherà sempre un motivo economico, anche inesistente, aggirando in questo modo una eventuale motivazione discriminatoria che qualsiasi giudice annullerebbe istantaneamente. Di Matteo Renzi abbiamo apprezzato una dichiarazione:”Pensare anche ai non garantiti, senza eliminare diritti ma dandoli a chi non li ha”. Questa frase è stata pronunciata nell’incontro di qualche tempo fa con Maurizio Landini. Adesso bisogna metterla in pratica. Si tratta, in sostanza, di estendere ai giovani i diritti conquistati dalle generazioni precedenti. 

Pronti al confronto con le proposte del ministro Giovannini

Ma parlare di giovani significa anche affrontare il tema pensionistico: fino ad oggi abbiamo insistito invano affinché il Governo affrontasse questo argomento. Noi siamo convinti, a differenza di Renzi che mantiene su questo tema una posizione conservatrice, che la “riforma” delle pensioni targata Fornero sia socialmente iniqua, che sbarri la strada all’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro e che sia recessiva perché induce i lavoratori, che vedono un futuro previdenziale estremamente incerto e lontano nel tempo, a non investire e a non consumare.  Ora il ministro Giovannini sta riproponendo il tema della flessibilità del sistema pensionistico. Va detto subito affermato che la “ riforma “ Fornero va cambiata  recuperando quel criterio di gradualità che è stato brutalmente cancellato dal Governo Monti. E’ ora di dire basta al saccheggio del sistema pensionistico per ripianare il debito: dottrina liberista che ci è stata imposta dalla Bce. Noi siamo pronti al confronto sulla proposta del ministro del Lavoro che prevede un prestito pensionistico da percepire nei due anni che precedono il momento della pensione, ma vogliamo ricordargli che il Partito Democratico ha gia’ presentato una proposta di legge sulla flessibilità che non può essere sbrigativamente accantonata perché giudicata troppo costosa.

Consentire ai lavoratori di scegliere quando andare in pensione

Noi pensiamo che consentire ai lavoratori di poter scegliere di andare in pensione in un’età compresa tra i 62 ed i 70 anni, pagando una penalizzazione massima dell’8%, sarebbe una soluzione ottimale che risolverebbe anche, per gli anni a venire, il problema degli “esodati”. Questa novità annunciata dal ministro, apre comunque la strada ad una significativa revisione del sistema previdenziale, e questo è un fatto positivo. Chiediamo al Governo un tempestivo confronto con il Parlamento.

Estendere la cassa integrazione a tutti i settori produttivi

Anche rispetto agli ammortizzatori sociali c’è bisogno di una riforma che tenga conto che la cassa integrazione in deroga è ormai diventata una normale indennità di disoccupazione pagata dai contribuenti. Lo strumento della cassa integrazione dovrebbe essere esteso a tutti i settori produttivi, attraverso un contributo sostenuto dalle imprese e dai lavoratori, come avviene nel settore industriale. Si tratta di un ausilio prezioso di mutualità che non va messo in discussione, anche perché mantiene il rapporto di lavoro nei momenti di crisi. Altra cosa è l’indennità di disoccupazione che riguarda coloro che sono stati licenziati. Suggeriamo al Governo di riscoprire i contenuti della legge delega del Governo Prodi del 2007, che proponeva di unificare la cassa integrazione ordinaria e straordinaria, da un lato, e dall’altro l’indennità di disoccupazione e di mobilità

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