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Il Governo ci ripensa: gli insegnanti non dovranno restituire i 150 euro

ROMA –  8 gennaio 2013: in una nota di Palazzo Chigi si legge: “Gli insegnanti non dovranno restituire i 150 euro percepiti nel 2013 derivanti dalla questione del blocco degli scatti. Lo si è deciso nel corso di una riunione a tra il presidente del Consiglio, Enrico Letta, il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, e il ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza”. 

Era iniziato male il 2014 per gli insegnanti italiani che, dopo il rientro dalle vacanze natalizie, si erano trovati di fronte ad un nuovo taglio degli stipendi pari a 150 euro. Era scoppiata così la protesta nel mondo scolastico e i sindacati minacciavano da subito lo sciopero.

Una situazione critica profilatasi già lo scorso 27 dicembre  quando si chiedeva la restituzione del denaro in applicazione di un decreto (il Dpr 122/2013). Un’iniziativa che aveva infiammato gli animi e che aveva diffuso il malcontento generale ovunque.

Il ministro dell’istruzione Maria Chiara Carrozza, schieratasi al fianco dei sindacati, si era infuriata soprattutto con il ministro dell’economia Fabrizio Saccomani, al quale aveva indirizzato una lettera chiedendo l’immediata sospensione della procedura. Quest’ultimo, difendendo la decisione, spiegava che si trattava di “un atto dovuto da parte dell’amministrazione” affinché venissero restituiti gli scatti di anzianità maturati nel 2012 e già percepiti del 2013 dagli insegnanti della scuola pubblica.

È intervenuto anche il Pd, attraverso Matteo Renzi , il quale riteneva la situazione a dir poco assurda: “Non stiamo su ‘Scherzi a parte’. Non puoi dare dei soldi e poi chiederli indietro”.

Severa è stata anche la replica del responsabile Scuola e welfare del Pd, Davide Faraone: “Si tratta di importi provenienti dal taglio dei fondi di funzionamento delle scuole che erano stati promessi ai docenti come pagamento dei dovuti scatti di stipendio. Il danno, cioè il taglio di quei fondi sacrosanti, si somma adesso alla beffa”. “Non si può governare il paese con i tecnici del Ministero dell’Economia chiusi nelle stanze che fanno provvedimenti guardando solo ai conti e non considerando le ricadute sociali delle scelte che compiono. Deve intervenire il presidente del Consiglio”, aveva sottolineato il parlamentare Pd a Effetto Notte.

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