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Teatro di Roma. La Spallata, gag esilaranti e ottimo cast. Recensione

ROMA _ È il 1963 e l’Italia è in pieno boom economico: le prime televisioni in bianco e nero entrano nelle case degli italiani e il resto del mondo diventa ogni giorno più vicino. Ed è un paese su tutti a incarnare il sogno della classe media italiana: gli Stati Uniti d’America, che con il cinema hollywoodiano, la musica rock e la prestigiosa coppia presidenziale, John F. Kennedy e sua moglie Jacqueline, rappresentano il mito del benessere e della superiorità politica ed economica.

È questa Italia che guarda oltreoceano a fare da scenario a La Spallata, la commedia di Gianni Clementi, che racconta la vita di una famiglia della periferia romana, che stenta ad arrivare alla fine del mese, ma che vorrebbe cavalcare gli agi del miracolo economico e dare, appunto, una “spallata” alla povertà. 

 

Sotto lo stesso tetto convivono due cognate, ormai vedove, con i rispettivi figli. La morte accidentale dei loro mariti, ha spinto una delle due donne, Lucia, a cercare lavoro come domestica, mentre sua cognata Assunta vaga per casa come uno zombie, incapace di riprendersi dal lutto. A completare il quadro si aggiungono i rispettivi figli. Tre, quelli di Lucia: il maggiore Benito detto Tito, aspirante imprenditore ma ancora disoccupato, Edda, comparsa a Cinecittà e Littorio detto Vittorio, militante a tempo pieno del partito comunista. Un solo figlio, invece, per Assunta: Romolo, l’unico con un posto fisso -musicista nella banda dei carabinieri – e uno stipendio per aiutare a casa. Una vita di stenti quella dei Buzzichetti, che sta stretta a Tito, che noncurante delle critiche materne decide di cimentarsi in un’attività in proprio: un’impresa di pompe funebri. Un progetto che coinvolgerà tutta famiglia, compresa la zia Assunta, che si coricherà nella bara per aiutare il nipote a prendere dimestichezza con le salme. 

 

Gag esilaranti e una comicità spontanea, semplice, che ride della quotidianità in un’epoca che dell’ottimismo ha fatto la propria bandiera e di una generazione che tenta di “sbarcare il lunario”, con un po’ di ingegno e buona volontà. Un cast di qualità e ben assortito: bravissima Giorgia Trasselli, perno su cui ruota tutta la commedia, nei panni di Lucia, vulcanica donna di casa. Una menzione speciale a Gabriella Silvestri, che interpreta al meglio la fragile Assunta, donna svagata e ingenua, incapace di reagire alla morte del marito. Entrambe credibili e con un’irresistibile “vis comica”. Bravo anche Antonio Conte, nel ruolo dell’imprenditore avido e scaltro, preoccupato più di corteggiare le due vedove, che di avviare l’impresa. Una buona performance anche per Alessandro Salvatori, che convince nei panni di Romolo, l’appuntato balbuziente che sogna di lasciare la banda dell’Arma per un ruolo operativo. Una commedia corale che offre allo spettatore uno vero spaccato dell’epoca, a metà tra dramma e ilarità. 

In scena al Teatro Roma dal 28 dicembre al 19 gennaio 2014

Con: Antonio Conte, Giorgia Trasselli, Gabriella Silvestri, Claudia Ferri, Alessandro Loi, Matteo Milani, Alessandro Salvatori.

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