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Casa Colosseo. Chiesta condanna 3 anni per Scajola e Anemone

ROMA – Tre anni di reclusione e una multa di due milioni di euro ciascuno: è la richiesta di condanna avanzata dai pm Ilaria Calò e Roberto Felici nei confronti dell’ex ministro Claudio Scajola e dell’imprenditore Diego Anemone, sotto processo davanti al giudice del tribunale Eleonora Santolini con l’accusa di concorso in finanziamento illecito.

Secondo l’accusa, è provato che Anemone pagò, tramite l’architetto Angelo Zampolini, parte della somma (circa 1,1 milione di euro su un totale di 1,7) versata il 6 luglio 2004 da Scajola per l’acquisto dell’immobile di via del Fagutale 2, a due passi dal Colosseo, accollandosi poi i lavori di ristrutturazione, almeno fino al 2006, per ulteriori 100mila euro. 

 

«Il fatto compiuto è gravissimo. L’acquisto di appartamenti era un sistema di corruzione». Così il pm Ilaria Calò ha detto davanti al giudice monocratico del tribunale di Roma nel corso della sua requisitoria per motivare la richiesta di pena nei confronti dei due imoputati. Il pubblico ministero Roberto Felici ha sottolineato, da parte sua, come nella vicenda che portò Scajola a dimettersi da ministro dello sviluppo economico, ci siano i presupposti di diritto per considerarla una «storia di corruzione». Secondo la ricostruzione degli inquirenti Anemone avrebbe pagato, attraverso l’architetto Angelo Zampolini, parte (circa 1,1 milioni di euro su 1,7 milioni) della somma versata nel luglio del 2004 dall’esponente del Pdl per acquistare l’immobile con vista sul Colosseo.

«La richiesta dell`accusa è pesante e in contrasto con quanto emerso durante tutto il dibattimento. Così l’avvocato Elisabetta Busuito, nella sua arringa, ha dimostrato puntualmente l’insussistenza dei fatti che mi sono stati contestati e il 27 prossimo l’avvocato Giorgio Perroni svolgerà la sua discussione». È quanto dichiara in una nota l’ex ministro ed esponente di Forza Italia, Claudio Scajola.  «Mi sono fatto da parte per quasi 4 anni in attesa di chiarezza da parte della magistratura, di cui ho piena fiducia. Attendo quindi con serenità – conclude – la sentenza del 31 gennaio».

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