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Caso Stamina, le accuse non finiscono. ‘Cellule adatte ai topi e truffa’

ROMA – Già a Dicembre dello scorso anno le indagini giudiziarie intorno a Stamina e a chi ne avrebbe favorito l’ingresso negli ospedali pubblici italiani senza un test o qualcosa che ne documentasse la sicurezza, si erano ristrette. Ma ancora oggi il dibattito è molto acceso e spuntano fuori nuove accuse, in particolare sull’ideatore del progetto Stamina, Davide Vannoni indagato per associazione a delinquere e truffa.

L’accusa è di Milena Mattavelli, vedova di Umberto, paziente morto nel 2012 proprio mentre si stava sottoponendo alle infusioni di Vannoni. “Mi ha detto: tranquilla, te lo rimetto in piedi”, ha dichiarato la donna in un’intervista a La Stampa. “Ripeteva che mio marito sarebbe guarito di sicuro. Servivano tante infusioni di cellule intelligenti, come le chiamava lui, ma alla fine ce l’avremmo fatta”. Invece Umberto, residente nella Bergamasca, è deceduto. Ma a far discutere è anche il compenso richiesto dalla Fondazione, che ha sempre dichiarato di reggersi solo e soltanto su donazioni. Per le cure, continua la signora Mattavelli, “ci hanno chiesto oltre 50mila euro”, consegnati in nero alla segretaria di Vannoni. “Metteva i soldi dentro una busta, nessuna ricevuta”, precisa. Di qui la triste conclusione: “Secondo i medici, mio marito doveva vivere 9 anni, dalla scoperta della malattia. Invece è morto dopo 5 anni appena. Magari per cercare di aiutarlo a guarire in tutti i modi, io gli ho accorciato la vita”. Ma non solo questa accusa emerge negli ultimi giorni. Anche dai documenti prodotti dal Comitato scientifico del ministero della Salute – già “bocciato” dal Tar del Lazio perché ritenuto non imparziale – è emerso che le dosi di cellule staminali mesenchimali indicate nel protocollo Vannoni sono minime, adatte ai topi ma non certo all’inoculazione in un essere umano. La dose utilizzata per i trapianti cellulari nell’uomo, osservano infatti gli scienziati, è di circa due milioni per chilogrammo di peso corporeo, mentre il protocollo Stamina prevede il trapianto di due milioni di cellule in totale, come nel caso della Sclerosi laterale amiotrofica (Sla), e l’adeguamento al peso corporeo non viene indicato con una dose esatta. Gli esperti rilevano, inoltre, che le cellule sono ottenute in coltura primaria, ossia sono ottenute dalla prima coltura cellulare e senza ricorrere ai successivi passaggi seriali utilizzati normalmente nei laboratori per ottenere una quantità di cellule adatta al trapianto nell’uomo. Inoltre il metodo non ha dimostrato prove di differenziazione cellulare, ossia di trasformazione delle staminali iniettate in neuroni. E ancora, nessun rispetto dei criteri di sicurezza nella produzione e nella conservazione delle cellule, ovvero nessuna prevenzione di possibili infezioni. Soprattutto, secondo gli scienziati, la metodologia di Davide Vannoni non spiega come si riesca ad ottenere dalle cellule staminali i neuroni necessari a ottenere miglioramenti nelle patologie degenerative che Stamina Foundation sostiene di ottenere. Secondo Vannoni i dosaggi sono corretti e la bocciatura del Comitato è dovuta alla particolarità che contraddistingue il protocollo della Stamina Foundation: “Il nostro metodo è molto particolare e il fatto che siano considerate dosi da topo è da discutere, dipende dalla tipologia delle cellule” afferma Vannoni all’Adnkronos Salute.

Questa mattina sulla vicenda è intervenuto il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che si è detta preoccupata dei risvolti giudiziari. “Mi preoccupano moltissimo i risvolti giudiziari: ogni giorno emergono elementi inquietanti e uso questo aggettivo perché sto parlando da ministro, altrimenti utilizzerei altri aggettivi. Vogliamo assolutamente che si faccia chiarezza, sia dal punto di vista giudiziario, e questo è un diritto per tutti, sia dal punto di vista sanitario, accertare quello che è accaduto, quello che sta accadendo ai pazienti. Noi avevamo già istituito un comitato scientifico che aveva bocciato Stamina, decidendo che il metodo che ci avevano consegnato non aveva alcuna valenza scientifica e che è pericoloso per i pazienti. Dopodiché, è stato fatto un ricorso al Tar, Stamina Foundation ha vinto questo ricorso e ci stiamo attenendo alla legge istituendo un nuovo Comitato che dovrà dare una nuova valutazione”, ha detto nel corso di un’intervista su Rai 1. Il Ministro aggiunge anche che: “Le famiglie non sono sole”. “Ho messo a disposizione, come Ministero, a queste famiglie la possibilità di ricorrere a cure alternative, palliative, quindi le famiglie non sono sole. Questa vicenda però – ha aggiunto Lorenzin – ci deve essere di monito, per due aspetti. Il primo, è che non dobbiamo dimenticare il valore del metodo scientifico, che non ha nulla a che vedere con la ricerca del consenso politico, ma è un valore assoluto. Troppi parlano di cose che non conoscono”. Oggi stesso, inoltre, l’Università di Udine ha revocato l’incarico di professore associato a Davide Vannoni – notizia resa nota da “La Stampa” di Torino – che da oggi insegnerà dunque soltanto all’Università Telematica di Roma Niccolò Cusano. Sono anni che si parla e si combatte per questa vicenda che è stata trattata più volte dalla tv, come ad esempio ricorderete i servizi in prima serata delle Iene sul caso della piccola Sofia. Concludendo, questa è una tormentata vicenda che non vede neanche uno spiraglio di soluzione. Troppe idee contrastanti tra chi sostiene le cellule staminali e chi no. Ovviamente i genitori, i fratelli e i parenti più stretti di queste persone malate sperano e combattono per qualcosa che forse non guarirà per sempre i loro famigliari, ma che dia loro una prospettiva di vita migliore. E’ difficile per chi respinge questa sperimentazione ma è soprattutto più difficile per chi ne subisce le conseguenze. Sappiamo solo una cosa. Questa ricerca non deve finire: anche se adesso c’è soltanto una piccola parte di speranza chissà se in futuro sarà la soluzione a malattie degenerative terminali. 

Martina Pazzaglia

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