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Alta tensione tra il Segretario democratico ed il Premier. Renzi incalza il Governo

Senza accordo, si fa largo l’ipotesi di elezioni anticipate. Molti i Dicasteri a rischio

ROMA – Ufficialmente il tema del rimpasto ‘’non è all’ordine del giorno’’ ma il Pd continua ad incalzare il Governo di Enrico Letta. A tenaglia domenica è toccato a due esponenti di peso renziani, Maria Elena Boschi e il ministro degli Affari regionali, Graziano Del Rio, ribadire la necessità di una ‘’accelerazione’’ e di un’agenda di Governo ‘’più stringente’’. Ma tutto sembra ancora oggi, sospeso, in attesa della direzione del Partito Democratico, che, lo ricordiamo, ha la ‘golden share’ sulla tenuta del Governo. Da qui al giorno del vertice democratico, la strada è decisamente accidentata per Letta, visto che in agenda ci sono questioni spinose come il caso del ministro dell’Agricoltura De Girolamo, che dovrà rispondere al Parlamento dei suoi comportamenti nella terra ‘mastelliana, di Benevento, dove si sarebbero consumati reati, che non la vedono naturalmente coinvolta, ma che inquietano e fanno traballare la sua seggiola di ministro in quota Nuovo Centro Destra. Sul punto della De Girolamo, va detto che il Pd non ha fatto sconti all’alleato di Governo, impallinando la De Girolamo, anche un una sflza di interrogazioni parlamentari. Va detto, inoltre, che si è alzata la tensione tra lo stesso Segretario del Pd, Matteo Renzi ed il Premier Letta. A quest’ultimo, infatti, non è piaciuta l’intervista rilasciata al Corriere della Sera e, nello specifico la frase: “Enrico non si fida di me ma sbaglia”. Sul punto, il Premier decide di dire la sua senza far sconti : “Io di Matteo mi fido e sono convinto che ci siano tutte le condizioni per lavorare bene insieme’ (…) Il cambio di passo? Siamo noi i primi a chiederlo — dice ancora Letta — ed è chiaro che quest’operazione può passare anche attraverso una revisione della squadra di governo”. Ma la tempesta sembra comunque non placarsi e sono più di uno i ministri che rischiano la poltrona. Se la De Girolamo sembrerebbe essere ai primi posti, anche Giovannini, titolare di Lavoro e Politiche Sociali , sarebbe ad alto rischio per aver sollevato il tema delle coperture del Jobs Act. “ll compito dei ministri –ha lapidariamente commentato Renzi al Corriere della Sera – non è dare giudizi o opinioni, come i professori o gli ospiti dei talk show”.  C’è da dire, però, che anche su questo punto, letta e Renzi confliggono, visto che il ministro del Lavoro ha tutta la stima di Letta, come, per altro vale la stessa considerazione per Fabrizio Saccomanni. Quanto ai Dicasteri che traballano, dobbiamo anche evidenziare l’assoluta instabilità della poltrona della guardasigilli Annamaria Cancellieri, che Renzi ha da tempo messo nel mirino. Mentre Flavio Zanonato, dato per giorni in bilico, avrebbe riconquistato qualche posizione nel gradimento del premier. Alfano, Lupi, Franceschini, Orlando, Quagliariello e Moavero sono ‘blindati’. E chi guarda con antipatia a Cecile Kyenge e Carlo Trigilia o attacca da destra Emma Bonino forse non sa – ricorda il Corriere della Sera – quanto Letta li ritenga ‘strategici’. E la Salute? Quella poltrona piacerebbe ai Socialisti per il professore Mauro Ferrari, che il ministro ha chiamato a presiedere il Comitato sul metodo Stamina: ma la stima di Letta per Beatrice Lorenzin è andata crescendo mese dopo mese e il premier non ha mai pensato di rimpiazzarla. Percorso inverso per la lettiana Maria Chiara Carrozza, i cui uffici hanno combinato il pasticcio dei 150 euro chiesti indietro agli insegnanti. Per la Repubblica si tratterà di “un ritocco minimo che comunque richiederà un nuovo voto di fiducia in Parlamento” In caso di ampio rimpasto i ministri più a rischio restano Saccommani (che ieri però ha detto di ‘non avere mai pensato alle dimissioni ‘), Giovannini, la Cancellieri, Zanonato e a questo punto la De Girolamo. Non sembra invece correre rischi Moavero, mentre Monti ha smentito di voler approdare al Tesoro dicendosi al più interessato a tornare protagonista in Europa. Scrive invece La Stampa: “Le caselle più importanti potrebbero cambiare volto. I bookmakers dei palazzi danno per certa l’uscita di Zanonato, Giovannini e De Girolamo, ma sarebbero in bilico anche Cancellieri, Saccomanni e la Bonino. In ossequio ai nuovi equilibri, Alfano potrebbe restare solo vicepremier e lasciare gli Interni, anche se non a Delrio, per il quale ora si vocifera un incarico da sottosegretario alla presidenza. L’equilibrio possibile è ancora tutto da definire. Ad esempio nel caso del Tesoro non è detto ci sia un politico con le caratteristiche giuste per apparire credibile agli occhi dei mercati. In ogni caso il Pd rivendicherà più visibilità. Basti dire che dei grandi ministeri di spesa oggi solo uno – l’Istruzione – è riconducibile a loro”.

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