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Cina, sale l’allerta smog. Pechino abbandonata dai turisti

PECHINO – Risveglio tra la nebbia artificiale dello smog per Pechino e per i suoi 20 milioni di abitanti. Secondo quanto si apprende dalla stampa internazionale, la visibilità per strada sarebbe ai minimi. Polveri sottili superiori di 25 volte il minimo consentito. 671 microgrammi contro i 500 microgrammi per metro gruppo legalmente sostenibili.

La qualità dell’aria nelle principali città cinesi è da ritenersi uno dei maggiori pericoli per la salute del popolo cinese, e il vero grattacapo delle autorità e del partito comunista cinese.

Non è la prima volta infatti che sale l’allerta smog nelle principali città, dove specialmente durante le ore di punta l’aria diviene irrespirabile e spesso diventa difficile persino difficile attraversare la strada in modo sicuro.

La scarsa qualità dell’aria, ovviamente, si ripercuote sulla salute. Tra le principali cause delle morti premature appare ci sono infatti problemi alle vie respiratorie. Il vigile Zhang ha dichiarato a “Usa Today” che spesso non riesce a vedere gli edifici che lo circondano. Rendendo persino il proprio lavoro molto più difficile. “La situazione è peggiorata negli ultimi tre anni. Spesso ho prurito al naso, a causa dello smog”. Un problema a cui Zhang combatte bevendo molta acqua: “Per far si che le tossine fuoriescano dal mio corpo”.

L’opinione pubblica cinese sta lentamente mettendo al centro dell’attenzione la questione inquinamento. Le innumerevoli proteste che si levano principalmente dai social network stanno preoccupando anche la Politica.

Tra le principali cause che si rilevano c’è senza dubbio l’abbondante uso di carbone nelle centrali elettriche. La Cina, infatti, è al primo posto per l’utilizzo di questo combustibile. Ma tra le cause c’è ovviamente anche l’eccessivo utilizzo delle autovetture, a discapito dei mezzi pubblici. Una situazione che per anni è stata sottovalutata, sacrificando l’ambiente sull’altare della produttività. Ma qualcosa si muove.

Tra le promesse lanciate dalla politica c’è quella di ridurre del 25% entro il 2017 la riduzione della concentrazione delle polveri sottile nei cieli della Capitale. Ma la misura appare riduttiva. Poco inferiore (circa il 20%) invece l’impegno di altre megalopoli cinesi, tra cui Shanghai e Guangzhou.

A Shanghai si è deciso addirittura di chiudere le scuole durante i giorni di inquinamento più intenso. Una direttiva, infatti, vieta alle scuole materne e alle scuole primarie di rimanere aperte durante i giorni in cui la qualità dell’aria viene giudicata da “bollino rosso”. Ossia se le concentrazioni delle polveri sottili nell’aria superano i 450 microgrammi. Tra i divieti emessi dalla municipalità di Shanghai c’è anche quella di vietare le attività e all’aperto, ma anche quello del blocco delle attività produttive. Quest’ultima un vera novità.

Non sono solo gli abitanti a lamentarsi dell’eccessivo inquinamento. Anche i turisti iniziano a disertare la Cina e le sue principali città come meta da visitare. Secondo quanto riportano le agenzie molti addetti ai lavori si starebbero lamentando della situazione. Xiao Yan, una guida turistica, sostiene che i turisti a Pechino sono sempre meno: “ci sono sempre meno turisti, e ciò è del tutto normale dato che i cinesi si lamentano su Internet principalmente del problema relativo all’inquinamento”. Alcune stime parlano di un 10% in meno di turisti negli ultimi anni solo nella Capitale.

Il turista americano Richard Deutsch, da piazza Tienanmen, ha dichiarato alla stampa americana: “Non posso credere a quanto sia una situazione insostenibile. Non ho mai avuto un’esperienza simile. I cittadini stanno perdendo anni di vita qui”.

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