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ROMA – La parola crisi, prende sempre più corpo. Il punto di non ritorno può essere già sabato quando Matteo Renzi incontrerà Berlusconi.

Nella riunione della Direzione Renzi, senza pronunciarsi sulla scelta definitiva del partito sulla legge elettorale, rinviata ad una nuova direzione da tenere lunedì, ha fatto chiaramente capire che lui propende per il modello spagnolo, guarda caso quello che piace anche a Berlusconi. Non solo. Proprio  mentre il segretario del Pd parla di confronto con tutte le forze politiche alla luce del sole, circolano notizia, non smentite  di riunioni “segrete” fra renziani e Verdini. Riunioni in cui l’intesa sarebbe già stata raggiunta.  A niente sono serviti gli incontri con Letta,la cena a Palazzo Chigi, si dice, è andata malissimo. Il premier ha fatto presente al segretario che se tira troppo la corda alla fine si rompe ed è la crisi. Una crisi al buio con il rischio che si torni a votare con  la proporzionale pura  che darebbe al pregiudicato  la possibilità di distribuire nuovamente le carte. Niente da fare.  Renzi, dice, “non mollo e, se davvero l’intesa con il pregiudicato è già fatta, l’incontro serve da vetrina.  Forse addirittura nella sede del Pd. 

L’opposizione della sinistra del Pd

Malgrado la sinistra del Pd sia nettamente pronunciate contro questa iniziativa, il segretario tira dritto.  I “renziani”  danno questa motivazione:  con il cavaliere è stato fatto il governo delle larghe intese, allora perché non incontrarlo? La risposta data da numerosi esponenti dei Democratici , sia nel corso dei lavori della direzione sia nelle ore successive:la sentenza definitiva ha trasformato l’ex premier un pregiudicato, con interdizione dai pubblici ufffici, decaduto da senatore. Se non era per le lungaggini della giustizia, allo stato, si troverebbe agli arresti domiciliari o a svolgere attività di servizi sociali. Invece proprio il leader del Pd lo rimette in pista, diventa  di nuovo colui che da le carte. Dopo le prese di posizione di esponenti della sinistra del Pd, a partire da Gianni Cuperlo, presidente del partito, arriva una nota congiunta firmata dai  tre principali gruppi parlamentari che sostengono la maggioranza (Nuovo centrodestra, Scelta civica e Per l’Italia)  che mette in forse la stabilità dell’esecutivo. 

I partiti della maggioranza chiedono un incontro chiarificatore

Senza giri di parole o capigruppo fanno presente che su riforme e legge elettorale “serve un accordo tra i partiti di maggioranza  altrimenti il governo rischia”.  E chiedono una riunione della maggioranza di governo. Francesco D’Attore della minoranza del Pd, conferma: “Se si chiude il patto tra Renzi e Berlusconi – dice – la maggioranza finisce domani”. Non solo, nel Pd si registrerà una spaccatura clamorosa perché  gli esponenti della minoranza  fanno sapere che non voteranno una legge  elettorale modello spagnolo insistono sulla proposta “storica“ del Pd, doppio turno di coalizione, dando la possibilità ai cittadini di esprimersi sulla scelta fra i candidati. 

I gruppi parlamentari di Ncd-Sdc-Pi, si legge nella nota dei tre partiti, “in ordine alle consultazioni che il segretario del Pd ha avviato sulla riforma della legge elettorale con tutte le forze politiche e in particolare con quelle di opposizione, ritengono urgente un incontro di maggioranza per evitare che il sottile equilibrio su cui si regge il governo, anche per le tensioni interne al pd stesso, provochi una crisi di governo al buio”. Prosegue la nota: “I sottoscritti gruppi parlamentari ribadiscono la loro disponibilità, in tempi rapidissimi, a condividere con il Pd e successivamente discutere con le opposizioni un pacchetto di riforme che prevedano: 1. Il superamento del bicameralismo paritario; 2. Una legge elettorale che garantisca rappresentanza delle culture politiche, governabilità e  stabilità degli esecutivi, anche  attraverso un modello di doppio turno; 3. Una significativa riduzione del numero dei parlamentari”.  La risposta di Renzi: ”Molti cercano di frenare, ma io non mollo.

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