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Legambiente: “Scenario inquietante. Riusciremo a investire seriamente nelle bonifiche come hanno fatto gli Stati Uniti?”   L’associazione ambientalista si costituirà parte civile quando si aprirà il processo

ROMA – “Ancora una volta si squarcia il velo sullo scenario inquietante delle presunte bonifiche fatte all’italiana. Gli arresti di questa mattina – dichiara Stefano Ciafani, vice-presidente di Legambiente – hanno infatti portato alla luce il coinvolgimento di un alto funzionario del ministero dell’ambiente dell’era Prestigiacomo, di un’importante azienda privata nel settore delle bonifiche e gestione rifiuti e della Sogesid, una Spa interamente pubblica attiva in gran parte delle bonifiche in tutta Italia, con accuse molto pesanti. Purtroppo non è la prima volta che si verificano situazioni di questo tipo nel finto risanamento di siti inquinati nazionali e locali come testimoniano le vicende relative all’ex area industriale di Bagnoli a Napoli o a quella di Santa Giulia a Milano. Di fronte ai grandi ritardi rispetto ad alcune emergenze ambientali scattano spesso dannosi commissariamenti che, stando a quanto emerso dalle indagini, nascondono in alcune situazioni meccanismi perversi di malaffare, sperpero di denaro pubblico e ulteriore sversamento nell’ambiente di veleni che vanno fermati una volta per tutte anche con un’adeguata normativa contro i reati ambientali e la corruzione”.

“Se l’Italia – aggiunge Ciafani – vuole investire seriamente nel settore delle bonifiche come hanno fatto altri paesi industrializzati, a partire dagli Stati Uniti, deve inaugurare una nuova stagione di trasparenza ed efficienza nell’iter di risanamento ambientale che fino ad oggi è mancato, che obblighi chi ha inquinato a bonificare davvero il territorio. Solo così riusciremo a risolvere questo grande problema ambientale trasformandolo in un nuovo settore della green economy made in Italy”.

La vicenda della bonifica del Polo Chimico di Pioltello – Rodano, in provincia di Milano, è da sempre all’attenzione di Legambiente, intervenuta più volte nella travagliata storia di inadempienze, infrazioni europee, favoritismi e connivenze con la politica, ai livelli più alti; come quando nel 2009 la Regione Lombardia arrivò a promulgare una norma che definimmo ‘ad aziendam’, per consentire alle imprese coinvolte nell’affaire Sisas, oltre al denaro pubblico contante, anche lauti benefici immobiliari per valori incredibilmente gonfiati rispetto ai costi effettivi di bonifica. Le circostanze a cui si riferisce l’inchiesta odierna sono segnalate già nell’esposto, presentato alla Procura della Repubblica attraverso l’avvocato Francesco Borasi, nel lontano ottobre del 2009, a firma del presidente di Legambiente Lombardia e dell’allora consigliere Regionale Carlo Monguzzi.

“È ora di scrivere la parola fine sull’indecente gestione dei procedimenti di bonifica e sul sottobosco affaristico e malavitoso che ha tentato, spesso riuscendoci, di avvantaggiarsi di situazioni di estrema criticità ambientale e di grande complicazione normativa – dichiara il presidente di Legambiente Lombardia, Damiano Di Simine, che anticipa la determinazione dell’associazione di costituirsi parte civile nel processo che stabilirà definitivamente le responsabilità – Chiediamo che sulle bonifiche di siti contaminati si apra la stagione della trasparenza e dell’efficacia dei controlli, per far sì che interventi così complessi e necessari vengano effettuati da imprese di chiara competenza e di specchiata etica aziendale, prevenendo ogni forma di infiltrazione e malaffare”

Per Legambiente investire seriamente nel settore delle bonifiche significa rendere concreto  il risanamento ambientale, che fino a oggi sembra essere un sogno irraggiungibile, tutelare la salute dei cittadini e riconvertire l’industria alla green economy. Tre argomenti di cui l’associazione ambientalista parlerà nel convegno che ha organizzato martedì 28 gennaio a Roma dal titolo: “Bonifiche dei siti inquinati: chimera o realtà?”

 

 

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