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MILANO  – Nuova ordinanza di custodia cautelare a carico di Fabio Riva, uno dei figli di Emilio Riva, ex patron dell’Ilva, nell’ambito dell’inchiesta milanese coordinata dal procuratore aggiunto Francesco greco e dai pm Mauro Clerici e Stefano Civardi. Fabio Riva si trova a Londra dal gennaio dell’anno scorso dopo che era stata dichiarata la sua latitanza perchè non rintracciato sulla base di un mandato di arresto europeo.

L’ordinanza di  custodia cautelare del tribunale di Milano, nell’ambito di un  nuovo filone di indagine sull’Ilva, riguarda anche altre quattro  persone oltre a Fabio Riva, Si tratta di Agostino Alberti,  dirigente di Riva Fire, Alfredo Lomonaco e Barbara Lomonaco  di Ilva Sa (la società svizzera) e Adriana Lamsweerde di  Eufintrade. Questa ultima società è quella attraverso la  quale veniva effettuato il meccanismo che permetteva poi  all’Ilva spa italiana di ricevere i contributi pubblici per  favorire l’export, a cui non avrebbe avuto diritto. 

 

Secondo quanto ricostruito dalla Procura di Milano, Fabio Riva, insieme agli altri indagati, avrebbe realizzato un sistema per ricevere indebitamente erogazioni di contributi pubblici attraverso la legge Ossola. È una norma che prevede un contributo alle società italiane che esportano e che si trovano di fronte a forti dilazioni di pagamento da parte dei clienti esteri. I contributi sono erogati dalla Simest spa di Roma, società partecipata dalla Cassa depositi e prestiti. L’Ilva di Taranto non avrebbe avuto i requisiti per accedere a questo tipo di contributi perchè ha a che fare principalmente con Stati esteri o grandi aziende che

pagano o alla consegna o al massimo con scadenze di 30-60-90 giorni. Per riuscire a ottenerli è stata costituita in Svizzera l’Ilva Sa, società che veniva interposta tra l’Ilva di Taranto e i committenti esteri, in maniera tale da far figurare che i pagamenti alla società italiana venivano effettuati da quella elvetica, che dilazionava i pagamenti nei tempi previsti per riuscire ad accedere ai contributi statali.  Un meccanismo che avrebbe portato l’azienda a realizzare una truffa da circa 100 milioni di euro. 

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