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MONTREAUX – Si apre questa mattina a Montreux la cosiddetta conferenza Ginevra II, il summit internazionale per avviare il processo di pace in Siria. IL DOSSIER SULLE CARCERI

Traslocata sull’altra sponda del lago per forza di cose (a Ginevra è in corso la fiera internazionale dell’orologio), la conferenza di Montreux vedrà una partecipazione plenaria, ma i negoziati veri e propri, riservati alle delegazioni siriane e facilitati dall’inviato dell’Onu e della Lega Araba Lakhdar Brahimi, incominceranno due giorni dopo e potrebbero per la prima sessione protrarsi per qualche giorno secondo alcune fonti, per almeno una settimana o più. 

Con la revoca, repentina e imbarazzata, dell’invito di Ban ki-moon all’Iran è stato scongiurato il fallimento della Conferenza per la mancata partecipazione della Coalizione dell’opposizione siriana. Insomma, il fatto che in Svizzera si presentino più o meno tutti gli attori coinvolti è già considerato un buon successo ed è chiara la consapevolezza che la conferenza rappresenta solo l’inizio di un processo ancora lungo e assai difficile. Da Ginevra non potranno che uscire solo dei risultati parziali. Due gli obiettivi principali: un’intesa su tregue locali, per l’apertura di corridoi umanitari; un accordo di principio su un cessate il fuoco duraturo e propedeutico al fine ultimo, ovvero il processo di transizione politica.  L’assenza di Teheran, certo, pone il problema di come si possa arrivare a un accordo complessivo non negoziato anche con la Repubblica islamica, che ha un’influenza decisiva sul movimento libanese Hezbollah, sul regime di Bashar al Assad – di cui alcune fonti dicono che mantiene l’incolumità anche personale -, sull’Iraq e, più genericamente, sull’universo sciita.

L’opposizione ha negoziato a lungo tra le sue componenti e con le potenze occidentali la sua partecipazione, puntando sempre e comunque sulla condizione dell’addio al potere di Assad, considerato il responsabile principale di circa 130.000 morti e di sofferenze indicibili per la popolazione siriana. Secondo un rapporto redatto da tre esperti legali, sulla base di migliaia di fotografie e documenti consegnati da un militare che ha disertato, ci sarebbero inoltre prove evidenti del fatto che il regime siriano ha praticato in modo sistematico la tortura e ha giustiziato circa 11.000 detenuti dall’inizio della rivolta, nel marzo 2011.

Alla vigilia del summit, il ministro Emma Bonino ha illustrato la posizione e gli obbiettivi italiani. Il percorso è molto accidentato, ma le alternative sono inesistenti. La pace in Siria passa per Ginevra, anzi per Montreux. «Il processo va portato avanti, non c’è scelta», ha detto ieri Emma Bonino. Anche senza Teheran, prima invitata dall’Onu e poi accompagnata, con un certo imbarazzo, fuori dalla porta. Un’assenza che pone dei problemi ma che non escluderebbe eventuali «contributi a margine». Il punto più complicato, ormai è chiaro, è la transizione politica prevista dagli accordi di Ginevra 1, che comporta la formazione di un governo provvisorio con pieni poteri, senza Bashar al Assad. 0, 22 gen. () –

L’Iran non l’accetta e per questo è stata esclusa, o «si è autoesclusa» per dirla con le parole della Bonino, almeno «temporaneamente». Il percorso, secondo fonti qualificate, potrebbe comunque essere ancora molto lungo. Senza contare alcune questioni accessorie, ma di primaria importanza, che complicano un quadro già di per sé piuttosto fragile: le difficoltà sul disarmo, il ruolo della Russia, che ritiene «un errore» sebbene non «una catastrofe» l’assenza dell’Iran, la rigidità di alcune posizioni degli Stati Uniti e di attori regionali di primo piano, come l’Arabia Saudita, il Qatar e la Turchia.

Damasco smentisce il dossier delle carceri 

Intanto il ministero della giustizia di Damasco si difende repsingendo il dossier finanziato dal Qatar e da alcuni oppositori di Assad che documenta la morte di 11 mila detenuti nelle carceri siriane fra il 2011 e il 2013.  “Il ministero della giustizia nega completamente la veridicità del rapporto”, si legge in una nota del dicastero, diffusa dall’agenzia ufficiale Sana. «E’ politicizzato e manca di obiettività e professionalità».

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