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Lagarde (Fmi).Troppa disoccupazione in Europa. E l’Italia va peggio

ROMA – I dati dell’Italia continuano ad essere negativi. In particolare oggi l’Istat ha diffuso i dati relativi all’andamento delle retribuzioni che hanno fatto segnare un record negativo crescendo di appena l’1,4 per cento.

Il livello più basso di sempre. Inoltre l’FMI tiene alta la tensione sull’area euro ricordando che finché continueranno ad esserci 20 milioni di disoccupati non si potrà parlare di ripresa e l’agenzia di rating Standard & Poor’s espone i dei dubbi sull’andamento del debito pubblico italiano.

Istat: retribuzioni 2013 +1,4% tasso più basso di sempre

Secondo i dati diffusi oggi dall’Istat le retribuzioni orarie sono cresciute nel 2013 solo dell’1,4%, il tasso più basso da quando queste serie hanno cominciato ad essere rilevate, nel 1982, anno di inizio delle serie storiche. L’Istat specifica che i salari sono aumentati più dei prezzi (+1,2% nell’anno) anche se il dato vede i dipendenti del settore pubblico e privato ben lontani. L’andamento delle retribuzioni nel settore pubblico è infatti azzerato dal blocco dei contratti dei dipendenti pubblici mentre le retribuzioni del settore privato sono cresciute nella media 2013 dell’1,8%.

FMI. Ancora tre pezzi del puzzle UE da mettere a posto

Christine Lagarde direttore del Fondo Moneteario internazionale, nel corso della presentazione del volume “Jobs and Growth: Supporting the European Recovery”, redatto da ricercatori dell’Fmi ha puntato l’indice contro l’area Euro.

Per la Lagarde infatti, con 20 milioni disoccupati la crisi in Europa non può dirsi finita.

Per il FMI la preoccupazione maggiore è l’alto livello della disoccupazione a lungo termine oltre all’elevato numero di giovani senza lavoro. Quasi un quarto degli europei sotto i 25 anni cerca lavoro e non lo trova. In particolare “in Italia e Portogallo, oltre un terzo degli under-25 è disoccupato, in Spagna e Grecia oltre la metà”.
Per l’FMI le tre leve da azionare sono rafforzare la cornice istituzionale dell’unione monetaria, cominciando dall’unione bancaria, ridurre gli alti livelli di debito del settore pubblico, delle società e dei privati ed infine debbono essere introdotte riforme nel mercato del lavoro e della produzione, l’unico modo per dare un significativo contributo alla realizzazione del potenziale di crescita di un paese.

S&P. Sui conti conti dell’Italia out look resta negativo per andamento del debito

In un proprio report Standard & Poor’s tiene fermo l’outlook negativo sul rating “BBB” dell’Italia. Per l’agenzia l’Italia potrebbe non essere in grado di prendere il treno della ripresa e prevede in media la crescita del Pil italiano allo 0,5% tra il 2014 e il 2016. A far suonare l’allarme anche lo spettro della disinflazione che potrebbe peggiorare il quadro. “L’incertezza delle prospettive economiche reali e nominali continua a sollevare dubbi sulla traiettoria del debito pubblico”, scrive quindi S&P che prevede che il debito pubblico salirà al 134% del Pil entro la fine del 2014. L’agenzia di rating ricorda infine che il debito italiano è tra i più alti del mondo, superato tra i Paesi monitorati da S&P solo da Giappone, Giamaica e Grecia.

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