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ROMA – Le persone prive di stile andrebbero chiuse “ in delle riserve”. Io le eliminerei, ma dicono che non sia permesso. Allora rinchiudiamole, perché non ho più intenzione di avvilire le mie giornate con la loro assoluta mancanza di stile. Pecore che si muovono liberamente in città senza alcun controllo. 

 

I Ricchi e Bori. 

Li vedete mai i BMW X6, quelli a due piani dal cui finestrino esce un gomito tatuato? Eccoli, sono loro. I Ricchi e Bori. Per loro essere eleganti significa ostentare una caloscia di Burberry anche con il sole e usare jeans strappati di cashmere di Cucinelli e magliettina La Martina da 100 euro scolorita da un bambino thailandese utilizzando prodotti tossici. Ma non riguarda solo i bori arricchiti, ma anche quelli che sono solo bori (Boro= persona rozza e volgare, dai modi e dall’abbigliamento appariscenti e sgradevoli).

 

Uomini, donne e i loro poveri bambini involgariti da genitori che non hanno idea di cosa sia un abbinamento di colori, un pettine, un rasoio, un ferro da stiro. Lo svilente panorama si è schiuso ai miei occhi in un centro commerciale. Mandrie di bovini e ovini con le loro assordanti voci e con i loro ancor più chiassosi “look”. Persino i braccianti che incrocio al mattino in una strada periferica di Roma sono vestiti con maggior cura.

 

Gli uomini. Nessuno ha nel proprio guardaroba un pantalone lungo, si sono tutti accorciati sotto il ginocchio. Non esistono più le polo ma solo “canotte” che mettono in risalto disgustose ascelle. Capelli che ancora hanno la piega del cuscino, ma tagliati dall’Hair stylist (parrucchiere) di grido a 50 euro a sforbiciata e barbe incolte che chiedono a gran voce di essere rasate. 

 

Le donne. Madame Coco, si rivolterebbe nella tomba: qui non si tratta di essere alla moda ma solo di non essere delle straccione. Donne con i capelli sporchi e grassi tenuti su da pinze di plastica colorata che farebbero rabbrividire persino Basquiat. Non un filo di trucco, un orecchino. Raramente sui loro visi stanchi poggiano un paio di occhialoni scuri, spesso vergati dalla annoiata firma dello stilista in voga. Ma almeno è il segno che un minimo di vergogna è ancora viva.

 

E poi gli abiti. Che meraviglia vedere i film anni Cinquanta in cui anche le donne meno agiate indossavano abiti sotto il ginocchio e aderenti, capaci di disegnare il corpo femminile. Oggi si vedono queste “sciattone” in canotta, con le spalline del reggiseno a vista sempre di colore diverso. Non contente abbinano pantacollant che mettono in risalto ogni singolo buco cellulotico, sempre ben ficcati dentro le loro chiappe. E, abbassando lo sguardo, ecco spuntare le infradito. Robaccia di gomma, griffata o meno, che dovrebbe essere utilizzata solo nella doccia di una palestra o al massimo su una spiaggia. Invece viene strascicata da piedi il cui tallone vira dal grigio al nero mentre le unghie hanno uno smalto Lancome. 

 

L’aberrazione!

Non si vede più un tacco, se non nelle discoteche durante le ore del rimorchio dei torelli da monta, non si vede una gonna al ginocchio con spacco, ma solo pantaloncini-mutanda destinati alle adolescenti e che trentenni e quarantenni si ostinano a indossare facendo sfidare la forza di gravità al loro interno coscia ormai flaccido e consunto dal troppo uso.

 

Chiusi! Recintati! Confinati in riserve dove potranno liberamente dar sfogo alla loro mancanza di stile, sottraendo ai miei occhi questo scempio. Sarà possibile? 

Viva l’eleganza.

 

 

 

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