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Francesco. Tracce, Parole, Immagini. Una mostra per ritrovare il senso delle cose e della vita

ROMA – “E di poi, stetti un poco e uscii dal mondo”. Francesco così detta nel suo Testamento, qualche mese prima di morire. Il suo “uscire dal mondo” non è solo l’annuncio medioevale dell’ingresso in un monastero. E non è neppure l’annuncio di un gesto autodistruttivo.

E’ l’uscita da una “norma”, simboleggiata dal bacio al lebbroso e dalla rottura col mondo di Pietro di Bernardone, col mondo della nuova borghesia che si stava affermando. C’è un solo padre, e non è in questa terra; e la vita è ricerca dei fratelli, come ha scritto Ernesto Balducci. E’ una società di fratelli, quella agognata, e  di “sorelle”, a partire da Chiara. L’”uscire dal mondo” è una critica all’ordine costituito, e una scelta radicale dalla parte degli esclusi:  “l’essenza della natura di Francesco e il vigore del suo comportamento -scriveva Erich Auerbach- si fondano sulla volontà di un’imitazione radicale e pratica di Cristo”.

Questa aperta alla Camera è una mostra sul cuore più antico delle nostre origini. MetaMorfosi, insieme ad Antiqua, già protagonista di intense esperienze espositive, e al Sacro Convento, – che ha prestato le opere- ha proposto alla Camera di organizzare questo tributo al nome di Francesco,  alla sua storia e alle sue fonti, nome così fuori da ogni tempo e fuori da ogni spazio.

L’emozione di posare lo sguardo sul manoscritto 338 che custodisce fra gli altri tesori il Cantico delle Creature e la Regola per i frati, e quella di essere condotti in un percorso avvincente fra le testimonianze più antiche di Francesco, valgono da  sole il senso di questo evento.

Dell’ “imitazione radicale” del Cristo, il mondo globale ha avuto un nuovo esempio con la scelta di Jorge Mario Bergoglio di chiamarsi come il Santo che arrivò a contestare il Papa,  che riuscì a vedere riconosciuta la Regola che rompeva con una Chiesa troppo mondana, facendo divenire nuova norma un’eresia. 

Francesco, come ha scritto recentemente Massimo Cacciari, è in-audito.

La modernità in-audita di Francesco, per credenti e non credenti, fatta proprio dal nuovo Pontefice, sta in un’idea del creato e della vita che oggi sembra minacciata da politiche predatorie;  è al Cantico delle Creature che si ispirano tanti di coloro che si sono battuti per difendere l’ambiente e in tempi recenti l’acqua come bene comune : “Laudato si’, mi’ Signore, per sor’acqua,  la quale è molto utile et hùmele et pretiosa et casta”. 

La modernità in-audita di Francesco sta in  un’idea della pace, simboleggiata dall’incontro con il sultano  Al-Malik Al-Kamil, nipote di Saladino,  e nella convinzione profonda -quanto attuale!- che non esistesse  “ragionevolezza della guerra e delle crociate né la distinzione fra guerre giuste e guerre ingiuste”, come affermò ad Assisi, nell’ottobre del 1983, Enrico Berlinguer in uno storico incontro con i frati. Più di vent’anni prima, nel 1961, nella marcia promossa da Aldo Capitini -chiamato il Gandhi italiano– svettava un grande cartello con su scritto “Buddha, Cristo, Francesco, Gandhi”.  Qualche anno dopo Berlinguer, il 27 ottobre 1986, Papa Woytila ad Assisi promuoverà lo storico dialogo interreligioso, con la Giornata mondiale di preghiera per la pace.

E la modernità in-audita di Francesco, Patrono d’Italia, sta in una coerenza tra il dire e il fare, in una pratica di sobrietà e di povertà che rappresenta una critica radicale al Potere di ogni tempo. Dice oggi Papa Francesco che: “i sacerdoti corrotti, invece di dare il pane della vita, danno un pasto avvelenato al santo popolo di Dio”. Questo vale anche per i “sacerdoti corrotti” della democrazia rappresentativa, per chi tradisce lo spirito di servizio della politica. 

Per chi come noi si occupa di arte e di cultura, e si dà da fare per promuovere e divulgare arte e cultura, il nome di Francesco è stato del resto il nome che ha ispirato, oltre  a Giotto e a Dante,  grandi artisti, da Van Eyck, a Bellini, da Tiziano a Caravaggio, da Rembrandt a Guido Reni e a Murillo. Nel ‘900 tra i più grandi registi, da Roberto Rossellini a Liliana Cavani fino a Franco Zeffirelli; e ancora musicisti di epoche diverse, da Franz Liszt fino a Claudio Baglioni, e a Angelo Branduardi.

Si polemizza spesso, talvolta a ragione, con mostre poco rigorose e molto commerciali. La mostra su Francesco rappresenta un ulteriore tassello nella strategia di MetaMorfosi: quella di valorizzare i tesori più nascosti e raramente visibili. Siamo convinti che anche i manoscritti, i testi miniaturizzati, e i documenti possano interessare al grande pubblico e creare una scintilla emotiva, come nel caso del Cantico delle Creature.

La speranza è che questa mostra aiuti tutti noi, e soprattutto chi ha responsabilità pubbliche, a ritrovare il senso delle cose e della vita. A  “uscire dal mondo” , dalle “favole del mondo” -come scriveva Michelangelo in un celebre sonetto-, almeno  per i minuti in cui i nostri occhi  si poseranno su questi tesori.

 

(Intervento pronunciato in occasione dell’inaugurazione della mostra “Francesco. Tracce, parole, immagini” alla Camera dei deputati il 30 gennaio 2014)


 

 

Roma, Palazzo san Macuto, Camera dei Deputati, dal 30 gennaio al 1 marzo 

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