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Governo. Letta rilancia: “Nuovo piano d’azione”

Fitta serie di contatti tra Quirinale e Presidenza del Consiglio. Nuovo rinvio sulla legge elettorale e giovedì convocata la Direzione del Pd

 
 
ROMA – Enrico Letta rilancia e non cede al pressing forsennato che, trasversalmente, lo vorrebbe fuori da Palazzo Chigi. Il Presidente del Consiglio ieri ha ipotizzato, tra mille dubbi e perplessità, una nuova e duratura opzione per il suo Governo: un piano d’azione, con una cospicua parte economica, da proporre alla sua maggioranza, nel tentativo di evitare, o la fine anticipata della Legislatura, o, l’indigesta staffetta con il Segretario del Pd, Matteo Renzi. Facendo seguito alla cena che il Sindaco di Firenze aveva consumato sul Colle con Napolitano, Letta, nel tentativo di tamponare una situazione che si è fatta nelle ultime ore, decisamente critica, ha avuto un lungo colloquio telefonico con il capo dello Stato, comunicandogli le sue intenzioni, quel cambio di passo che in tanti auspicavano nelle ultime settimane e che però non è mai arrivato. Letta ha comunque rotto gli indugi e  ha affidato ad una nota sintetica le sue intenzioni:  “Nelle prossime ore – ha detto – presenterò un patto di coalizione alle forze politiche che sostengono il governo. Un pacchetto molto concentrato sul lato economico, in grado di convincere tutti i partiti, Pd compreso”. Quello che però preoccupa gli analisti politici, e soprattutto economici e l’assoluta precarietà dell’attuale Governo, stretto tra i malumori del Nuovo Centro Destra e le incertezze dei centristi di Scelta Civica ed Udc, ma soprattutto dalla spaccatura che si consuma nel partito che deciderà le sorti di Letta, ovvero il Partito Democratico. Se Matteo Renzi (dopo aver passato due ore al Quirinale lunedì sera) per ora tace e rimane fermo al suo “chi me lo fa fare di andare a Palazzo Chigi?”, i centristi di governo si espongono di più. Andrea Romano, capogruppo alla Camera di Scelta Civica elogia il premier nel momento in cui lo invita garbatamente al lasciare il passo. “Enrico Letta – dichiara Romano – è uomo di grande esperienza e sensibilità istituzionale. Sono sicuro che lui per primo comprenda l’esigenza di voltare pagina davvero, aprendo una nuova fase della storia politica di questo paese e arrivando rapidamente ad un nuovo governo che sia guidato anche da un’altra personalità”. “Non si tratta minimamente di una richiesta di dimissioni, che non spetta a noi fare – aggiunge subito – . Noi siamo stati sempre leali. Letta favorisca una stagione che veda un nuovo governo e una nuova figura che lo guidi”. Matteo Renzi? “Questo riguarda il Pd. Finora non ha detto cosa vuole fare. Noi chiediamo da giorni che decida. E se deciderà di impegnarsi attraverso la figura di Matteo Renzi, ben venga Matteo Renzi ma così non si può andare avanti”. Chi invece di staffetta non vuol sentir parlare è Angelino Alfano e la sua creatura: Il Vicepremier puntualizza: “Ho sentito Letta e gli ho detto che noi siamo pronti ad andare avanti”. Ma poi aggiunge che “questa stessa disponibilità deve ottenerla anche dal Pd”. Ma è l’azionista di maggioranza di questo Esecutivo che, comunque, da qui a pochi giorni, sarà chiamato a chiarire la sua posizione, non solo sugli equilibri di Governo, ma anche sulle dinamiche parlamentari legate alla Legge elettorale, appena approdata a Montecitorio. Per Renzi saranno giorni cruciali, giorni nei quali sarà messa a dura prova la sua capacità di governare, non tanto il partito, dove ha maggioranze bulgare, ma i gruppi parlamentari, dove le maggioranze, per il Sindaco di Firenze, potrebbero essere variabili e la conferma arriva dal rinvio sull’Italicum. Per il Pd, infatti c’è ancora una settimana di tempo per trovare la quadra sulla riforma elettorale, congelata da alcune tensioni soprattutto tecniche, visto che si cerca di trovare un accordo sulla parte relativa ai tre emendamenti del relatore – due sugli ‘algoritmi’ per la distribuzione dei seggi alla Camera e al Senato e uno sulle soglie di sbarramento, al 37% e al 4,5%, così come da accordo nella maggioranza – per i ‘piccoli’ comportano dei cambiamenti all’impostazione della riforma e, quindi, necessitano di più tempo per valutarne le conseguenze. Ma tecnicismi a parte, esiste una questione tutta politica e avvolge quasi esclusivamente il Pd, tutto potrebbe essere deciso nella giornata di giovedì, quando Renzi affronterà, ancora una volta la Direzione del partito e in questa occasione, politicamente ghiotta, potrebbe accadere di tutto, non solo il ‘closed’ sulla riforma elettorale, ma anche la soluzione del dilemma legato alla tenuta del Governo e se Letta potrà dar corpo al suo nuovo piano d’azione.

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