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Assemblea al Valle, Il Santa Maria della Pietà emblema di un consiglio comunale “dal basso”

ROMA – “Il Santa Maria della Pietà è l’emblema di una battaglia vinta ed il simbolo del percorso che unisce tutti gli aspetti della difesa del pubblico a Roma”. Così Massimiliano Taggi, responsabile dell’associazione Ex Lavanderia che da 17 anni si batte per l’uso pubblico dell’ex manicomio di Roma, ha sottolineato come la presenza di associazioni e singoli cittadini attivi nel territorio ha permesso che un complesso di 35 padiglioni, straordinario patrimonio per la città di Roma, rimanesse pubblico.

Un simbolo dunque per l’assemblea cittadina che si è tenuta al Teatro Valle Occupato, gremita fino alla prima fila dei palchi dalle tante esperienze di occupazione come dalle tante associazioni che si battono per una gestione partecipata dei territori e per la ripubblicizzazione dei servizi. Ma anche da tanti singoli cittadini attratti dalla speranza, di più, dalla possibilità di veder concretizzare un’alternativa di gestione della città. 

Per questo l’appello per il S. Maria della Pietà ha avuto tante adesioni collettive, e non solo da Roma. Anche le “Città in Comune”, dalla lista di Ciccio Auletta a Pisa a “Cambiamo Messina dal Basso” di Renato Accorinti, da “Ancona Bene Comune” a “Brescia solidale e libertaria”, da “Imperia Bene Comune” con i consiglieri Mauro Servalli e Gian Franco Grosso a “Brindisi Bene Comune”, distinguendosi di nuovo come quella “rete di città solidali” nata durante le ultime amministrative, che già nella primavera scorsa aveva lanciato questo terreno unitario su temi così condivisi come una forza che può concretizzare un’alternativa. 

Cominciando dalla possibilità di fare fronte contro quella gestione che viene pericolosamente affidata ai privati nell’illusione di risollevarsi da un default di bilancio, quando non per una precisa volontà politica. Vale per l’ex manicomio di Roma, dove dopo anni di limbo apparente “la vendita ai privati sembra rientrare dalla finestra”, denuncia Taggi, ma vale per Acea, dicono dal Crap, Comitato Romano Acqua Pubblica, per la quale si chiede lo scorporo da ATO2 e la ripubblicizzazione nel rispetto dell’esito referendario, e vale per tutto il patrimonio dismesso, merce di scambio tra politica e privati e grande affare per il mondo della finanza, fondi istituzionali in testa, ha cui va intestata la creazione del debito che si pretende di scaricare sui cittadini.

E vale per la scuola d’infanzia pubblica, dicono dal Comitato art. 33, dove una famiglia su due a Roma non trova posto, così come per i nidi, che il Comune dà in gestione ai privati invece di farsi carico di un servizio ai cittadini. 

 

Ecco che allora nasce l’idea di proporre delibere consiliari di iniziativa popolare, una per ciascun tema, alle quali si aggiunge la quinta, proposta dal Forum per una Nuova Finanza Pubblica, per l’uso sociale della Cassa Depositi e Prestiti. Una chiave che permetterebbe ai Comuni di ritornare ai prestiti a tasso agevolato per sostenere i servizi pubblici senza svenderli ai privati, e che quindi si configura come il terreno per la realizzazione dell’alternativa che tutte le delibere propongono.

 

La campagna “Si può fare” lanciata dall’associazione Ex-Lavanderia, nel solco di questo percorso unitario, lancia però anche una proposta di legge regionale, sempre d’iniziativa popolare, che contiene il progetto per la valorizzazione del S. Maria della Pietà: un centro polifunzionale dotato di residenze studentesche, spazi culturali, un ostello della gioventù, e spazi di cura per la piena attuazione della legge Basaglia. Un’idea capace di rendere vivo un vasto territorio della città, far girare la sua economia, migliorare i servizi e crearne di nuovi.

 

Proposte e pratiche che dalla storica battaglia dell’ex-manicomio si dipanano per tutta la città cominciando ad intersecarsi, mettendo in comune una visione di Roma matura e responsabile, tanto da prefigurare un “consiglio comunale dal basso”. Un salto di qualità di fronte al quale la nuova giunta sarà costretta a scegliere: continuare sulla china delle svendite e delle privatizzazioni autodenunciandosi come parte integrante di un sistema che sottrae beni e servizi ai cittadini e devasta il territorio, o venire incontro all’alternativa già in campo.

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