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Domenica l’incarico a Renzi e martedì il Giuramento. Pd in fibrillazione

Fassina: “Preoccupa una svolta destra nel programma”

 
ROMA – Giorgio Napolitano chiude le consultazioni e parla di “dar spazio e serenità per chi avrà l’incarico”. E malgrado il Capo dello Stato tenti di diffondere serenità, la visione che ti toglie il fiato è quella di Silvio Berlusconi, che da condannato in via definitiva, ma pur sempre leader del maggiore partito d’opposizione, sale al Colle e si consulta con il Presidente della Repubblica. Il secondo elemento d’analisi è la posizione di Sel, che certamente non apre al futuro Governo Renzi, ma si proietta, e lo vedremo tra poco, su un nuovo soggetto politico. Il terzo elemento d’analisi è la manifestazione dei 5 Stelle davanti ai Palazzi del potere, ennesimo distacco dalla politica intesa, non solo come intrigo, così come la vede l’ex comico Grillo ed il suo guardaspalle Casaleggio, ma anche come partecipazione, visto che i cittadini a 5 Stelle che vivono ogni giorno tra Camera e Senato, per partecipare come eletti alla conduzione politica di questo Paese. Purtroppo, ad ogni buona occasione si sfilano su indicazione perentoria dei loro due leader. Si potrebbe anche accettare uno sgarbo al Capo dello Stato, ma così non è, visto che lo sgarbo viene fatto a chi in parlamento li ha eletti e, ancora un putroppo, non li rappresenta. Il quarto elemento è la posizione della Lega, che più che guardare alle Consultazioni al Quirinale, si proietta, grazie al nuovo Segretario, alle prossime elezioni europee, resuscitando i soliti slogan contro Roma. Vorremmo che nel caso del Salvini di turno, fossero applicate le stesse sanzioni che vietano alle tifoserie che si sono macchiate di slogan che vengono definiti come ‘gravi discriminazioni territoriali’. Per spiegarci meglio, i tifosi romanisti, come quelli interisti e laziali, hanno insultato città e cittadini di altre regioni. Bene se questa è la regola, vorremmo squalificata, vista la continua tiritera su Roma, la pattuglia di senatori e deputati della Lega. Al segretario del Carroccio, infine, un invito: la sua assenza da Roma per le consultazioni è un sollievo, e se potrà, prolunghi negli anni questa sua scelta ‘geografica’ resti al nord, pensi al Piemonte del suo sodale Cota, loro sì che hanno problemi di mutande, cene e rimborsi, oltre che di imminenti elezioni che per il Carroccio si profilano come decisamente infauste. Al quinto punto, che forse dovrebbe essere il primo in ordine d’importanza, non possiamo non affrontare il caso Pd. Questa crisi di Governo, con ogni probabilità, segnerà profondamente l’assetto del partito che ha la golden share  sul nuovo Esecutivo a guida Renzi. Si tratta di una guerra di posizioni, che vede in trincea, due o più anime. Tralasciando quelle meno influenti, come quella di Civati che parla di un disegno oscuro tra Renzi e Berlusconi, non può passare inosservata la posizione di Cuperlo e Fassina. L’ex viceministro dell’Economia, che si era dimesso proprio in polemica con Renzi, non ha ancora digerito il rospo parla di ferita profonda e possibile svolta a destra nel programma del nuovo Governo. “Mi preoccupa il programma – fa sapere l’esponente di punta della sinistra Pd – almeno a sentire gli interventi in direzione del partito. Perché più che un radicale cambiamento il pericolo è la riproposizione della fallita ricetta liberista di tagli al Welfare e di ulteriore deregolazione del mercato del lavoro “. Scissione vicina? E’ difficile dirlo, ma i segnali ci sono tutti. Tornado a Civati, per lui e la sua componente si sono già aperte le porte di Sel. In sostanza, in queste ultime ore Renzi, avrebbe difficoltà soprattutto nel suo partito, che certamente non gli farà mancare l’appoggio, ma che nel corso della sua azione di Governo, di fronte a provvedimenti ‘indigesti’, potrebbe anche dire di no, almeno nella componente di sinistra. I numeri, comunque la affrontiamo, al momento sono dalla parte del Segretario, con una larga maggioranza alla Camera ed un cospicuo tesoretto al Senato. Ma al sesto punto, forse il meno influente politicamente, ma determinante numericamente, la partecipazione di Alfano e del suo Nuovo Centro Destra al Governo della Nazione. Sia il Vicepremier, che l’ex Presidente del Senato Schifani, giocano sul prender tempo, per realizzare rendite da questa posizione. Rendite che significano ministeri, viceministri e sottosegretari. Renzi sarà in grado di rifiutare queste logiche o si incarterà nel tritacarne di consultazioni e controconsultazioni? Anche questo non lo sappiamo, illustriamo scenari e tra questi, ne siamo convinti, esiste quello che ci fa leggere un Sindaco di Firenze, pronto e con la lista in tasca del suo nuovo Esecutivo. Altrimenti la sua scelta, più che un azzardo, sarebbe un suicidio.

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