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Convince solo in parte il discorso pronunciato al Senato

Renzi scommette su dieci punti “Se falliamo è solo colpa mia”

ROMA – Più che un discorso programmatico e di investitura, quello pronunciato da Matteo Renzi a Palazzo Madama, è stato un discorso da Sindaco, o meglio da ormai ex Sindaco. Esordio provocatorio, quello del ‘Giamburrasca’ della politica nazionale, con un preciso avvertimento ai componenti dell’Aula del Senato: “Vorrei essere l’ultimo presidente del Consiglio a chiedere la fiducia in quest’Aula”. Renzi ha immediatamente voluto chiarire fin dall’inizio del suo mandato che le riforme costituzionali erano e rimangono per lui una priorità. A cominciare da quella che dovrà cambiare ruolo e composizione dell’assemblea a cui si rivolge. E per far capire che fa sul serio aggiunge subito che “nel momento nel quale stiamo vivendo o si ha il coraggio delle scelte o perdiamo il rapporto con chi sta a casa. Noi non abbiamo paura di andare alle elezioni – ha aggiunto -. Eravamo ad un bivio e una delle strade era andare alle elezioni. Noi non abbiamo paura di andare alle elezioni, ma il passaggio elettorale era un passaggio nel quale stante la legge elettorale si sarebbe riprodotto una schema che avrebbe riportato ad un governo di larghe intese”. Poi Renzi detta l’agenda serrata delle riforme. “Noi proponiamo – dice – che entro marzo la riforma del Senato parta dal Senato e la riforma del titolo V dalla Camera. Oggi il procedimento legislativo è farraginoso, il numero dei parlamentari eccessivo rispetto agli standard internazionali. C’è la possibilità di cambiare la configurazione del Senato. Questo è il primo passo per recuperare la credibilità dei cittadini. Quello successivo è superare il titolo V per come lo abbiamo conosciuto fino a oggi, per rivedere le competenze esclusive delle Regioni”.

 

Renzi ha poi toccato il tema della legge elettorale: “L’Italicum è pronto per essere discusso alla Camera – ha assicurato -. E’ una priorità ed è anche una prima parziale risposta all’esigenza di evitare che la politica perda ulteriormente la faccia”. Ma ha avuto parole chiare anche per Ius soli e diritti civili. “Lo sforzo – ha detto a questo proposito – non è affermare le proprio ragioni contro gli altri, ma trovare il punto di sintesi. Sui diritti si fa lo sforzo di ascoltarsi e di trovare un compromesso. Ci ascolteremo reciprocamente”. In tutto il suo discorso è apparsa evidente la voglia di trasmettere l’urgenza del momento storico per il Paese.  “Noi vogliamo sfidare il Parlamento che non consideriamo un inutile orpello – ha detto -. Non abbiamo l’idea di dettare la linea ma fatevi carico insieme a noi, perché i tempi non sono più una variabile indipendente”. E ancora: “Ha un senso arrivare al 2018 solo se avvertiamo l’urgenza di un cambiamento radicale. Usciamo dal coro della lamentazione, immaginiamo un percorso concreto, diamoci delle scadenze e proviamo ad allungare il lavoro di questi anni. Questo consente di arrivare al semestre europeo avendo fatto i compiti a casa. Non possiamo immaginare che qualcun’altro risolva i nostri problemi, dobbiamo indicare una prospettiva di futuro, propongo a questo Senato di essere la legislatura di una svolta”. Ma dopo l’intervento da registrare una pioggia di prese di posizione. Da segnalare l’ostilità del movimento dei 5 Stelle che al Senato hanno fatto registrare il record di iscrizioni nel dibattito, proprio nel tentativo di contrastare le bordate del Presidente del Consiglio nei loro confronti. E nel Partito Democratico ranghi serrati per disciplina di partito, con la dura reprimenda di Civati e dei suoi, che, con ogni probabilità, sarà silenziata nelle prossime ore, ma che certamente non sarà annullata. Critiche ed ironiche le opposizioni. Da Forza Italia, alla Lega, a Fratelli d’Italia è stato comune il fronte di contrasto al Governo, con l’unica eccezione dei senatori azzurri, che puntualizzano la loro fedeltà all’accordo ratificato con Renzi dall’ex Senatore Silvio Berlusconi.  Dura la critica espressa anche da Sel con il suo leader Vendola: “ E’ una girandola di spot – fa sapere Vendola – un discorso efficace come propaganda per gli spettatori, tanto più si invocano audacia e coraggio, tanto più ci vorrebbe una diagnosi approfondita delle malattie del paese e una terapia d’urto meglio spiegata. Questi sono solo titoli: cambieremo il fisco, cambieremo la giustizia, ma cosa significa? Gli accenni fatti così sono da discorso di strada. Non si può parlare di riforma della giustizia senza parlare di sovraffollamento delle carceri o di giustizia sul lavoro e senza dire come intendi cambiare. Questo è un governo che la sinistra moderata fa con la destra, con i diversamente berlusconiani. Ma non è più fondata sull’emergenza economica, non c’è più questo argomento. Questo è un governo politico e la strada che si è invocata è un vicolo cieco”. Il concetto di Vendola è come sia passato in secondo piano il punto fondante del governo Monti e anche di quello presieduto da Letta, e cioè che un momento di crisi avesse bisogno delle larghe intese per garantire stabilità. Questo invece è un governo politico nato quasi a prescindere dalla crisi economica”.

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