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La capitale senza fondi. Intervista a Gianni Paris

ROMA – A Roma mentre crescono le esigenze, la qualità dei servizi e delle infrastrutture va scemando. E le risorse invece di aumentare vengono sottratte. Tanto che la possibilità di realizzare opere strutturali di ammodernamento ormai sfiorano l’utopia. Ne parliamo con  Gianni Paris, consigliere del Partito Democratico e presidente della  commissione speciale Roma Capitale.

 

Si ha la sensazione, laddove questa non sia già confermata dai fatti, che Roma ormai sia una città in gravissima difficoltà…

Ci sono esigenze indifferibili e importanti della nostra città che sono sempre di più  difficili da fronteggiare.  E’ indubbio che Roma soffra di carenze storiche strutturali, e anche a fronte di questo non è più possibile rimandare la realizzazione di infrastrutture che  servono a migliorare la vita quotidiana dei cittadini. Alcune opere potevano essere già completate o in via di completamento se i lavori, purtroppo, non fossero stati bloccati per mancanza di fondi.

Quali opere sono state penalizzate da questa mancanza di risorse?

Senza i fondi previsti dalla legge per Roma Capitale, fermi in pratica da sette anni,  la città è costretta a fare a meno di interventi cruciali come la realizzazione, per esempio,  del Passante Nord-Est (328 milioni di euro), del prolungamento del Passante Nord- Ovest (324milioni di euro) o del Sottopasso dell’ Appia Antica (400 milioni di euro) del nuovo Ponte dei Congressi  (206 milioni di euro). Tra le altre opere che i romani avrebbero già potuto avere con un finanziamento regolare ci sono anche l’ unificazione di via Ostiense con la via del Mare (100 milioni di euro), la chiusura dell’ Anello ferroviario (840 milioni di euro) o lo snodo del Pigneto sulla connessione con l’ Aeroporto Leonardo da Vinci (56 milioni di euro).

Quanti vivono quotidianamente la città conoscono bene l’ importanza di queste infrastrutture che la legge per Roma Capitale, non a caso, aveva previsto. Infatti le funzioni che la città svolge per tutto il Paese erano già state riconosciutedalla legge 396 del 15 dicembre 1990, che prevedeva la necessità di interventi specifici con stanziamenti annuali per la realizzazione delle grandi opere necessarie alla capitale d’Italia e alla qualità della vita delle persone. Ma purtroppo da sette anni di questi finanziamenti non c’è traccia.

A cosa è imputabile questa mancanza?

C’è una considerazione della Capitale che sta scemando negli anni. La legge fatta dal governo Berlusconi del 2008  si è rivelata un’operazione di facciata perché poi i dovuti stanziamenti non ci sono stati. Questo di conseguenza ha avuto ripercussioni anche sui governi successivi.  Per realizzare circa un centinaio di progetti ci sono a disposizione soltanto 30 milioni di euro, quindi, progetti che potrebbero trasformarsi concretamente in opere invece rimangono solo sulla carta. La battaglia che stiamo conducendo per il decreto “Salva Roma” non vuole strappare un’ elemosina,  ma recuperare il grave deficit creato a Roma Capitale da gestioni del passato dissennate e da impegni non mantenuti. Roma ormai fa una fatica che le altre capitali europee non fanno, quella di vedersi riconoscere la loro dignità di capitale.

 

Quali soluzioni sono ipotizzabili per uscire da una situazione così gravosa?

Come ho già detto, Roma non riesce a ottenere i finanziamenti necessari dallo Stato ma non riesce neanche  ad attrarre investimenti. Così la città si trova al centro di una spirale da cui non riesce ad uscire.  Solo per dare un’idea della situazione:  oggi il Pil romano raggiunge appena la metà di quello italiano mentre sei anni fa era il doppio. Abbiamo bisogno di una vera modernizzazione della città per costruire un vero e solido rilancio. Penso occorra mettere in campo  una strategia capace di  attrarre investimenti, economici e finanziari, in grado di rendere la città veramente Capitale. Penso che, prima di tutto occorra restituire a Roma una credibilità che purtroppo ha perso e  ricostruire l’immagine di capitale moderna, al passo con l’Europa.

Una delle prime mosse da fare è senza dubbio realizzare le infrastrutture indispensabili a una metropoli,  non solo per una questione di prestigio ma anche e soprattutto per migliorare la qualità della vita delle persone.

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