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Agricoltura. In Italia serve una vera politica di settore

ROMA – «Manca una politica agricola. Negli ultimi dieci anni è mancata una vera politica per l’agricoltura. Non c’è stata una strategia mirata. È venuto meno un disegno organico che coinvolgesse tutto il sistema agricolo-alimentare. Si è pensato unicamente al contingente, a superare quella o quell’altra emergenza.

Mai si è capito che era tempo di ridisegnare uno scenario nuovo per il settore». Lo ha detto il Presidente uscente della Confederazione Italiana Agricoltori, Giuseppe Politi, all’Assemblea elettiva della sua organizzazione, in corso a Roma, tracciando un bilancio delle ultime vicende politiche ed istituzionali, con la nascita del nuovo Governo e dei riflessi sul settore agroalimentare. 

 

«Guardiamo – ha detto – con attenzione all’evolversi della situazione politica e agli scenari nuovi che saranno determinati con il governo presieduto da Matteo Renzi». «Quello che ci preme è che l’agricoltura abbia una nuova e più incisiva considerazione. Alle forze politiche -ha spiegato Politi – e soprattutto al nuovo governo diciamo fin da adesso che le strategie economiche e sociali devono puntare anche sul settore primario e far sì che esso sia messo nelle opportune condizioni per crescere in maniera equilibrata e uscire da quella crisi strisciante che ormai lo attanaglia da alcuni anni».  «È possibile immaginare – ha proseguito Politi – una nuova agricoltura solo all’interno di un nuovo contesto economico territoriale. In questo, l’innovazione si presenta con caratteristiche nuove: essa è un processo continuo e rapidamente si deteriora, poichè i mutamenti tecnologici ed economici a livello mondiale sono rapidi; richiede competenze informatiche e tecnologiche avanzate; è parte integrante del sistema economico di un territorio è un’esigenza comune a tutti i settori produttivi, in particolare a quelli più maturi che costituiscono l’ossatura dell’economia e del »made in Italy« nel mondo».

 

«Le aziende agricole hanno,  pesantemente pagato gli effetti della crisi. Nei dieci anni trascorsi, ha ricordato il Presidente uscente della Cia – la produzione agricola in Italia è aumentata (a valori correnti) del 3 per cento. Un dato peggiore rispetto a quello dell’Ue 27 nel suo complesso che aumenta la produzione del 17,5 per cento».  Dieci anni di crisi e l’assenza di una strategia organica da parte di Governi, Parlamento e Regioni (la Pac è stata, in tutti questi anni, «la» politica agricola nazionale sia come indirizzi sia come risorse) hanno avuto effetti gravi sull’agricoltura e sulle imprese agricole. Valgono pochi,ha aggiunto, ma significativi dati: dal 2004, come detto, la produzione agricola aumenta del 3%, ma solo per effetto dell’andamento dei prezzi, perchè in volume, la produzione

perde quasi l’11%.  Riferendosi ad Agrinsieme Politi ha sottolineato che «rappresenta un fattore di discontinuità rispetto alle logiche della frammentazione del mondo della rappresentanza degli interessi in Italia. Il secondo motivo è che si costituisce un soggetto ancora più autonomo, fortemente radicato nel sistema delle imprese agricole e agroalimentari che non cancella le storie, le sensibilità, ma intende integrarle. Il terzo motivo è che per la prima volta anche in Italia il mondo agricolo non si contrappone, ma costruisce un progetto insieme con il mondo della cooperazione agroalimentare».

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