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Delitto di via Poma. La Cassazione assolve Busco

ULTIM’ORA –   La Corte di Cassazione ha confermato l’assoluzione per Raniero Busco per l’omicidio di Simonetta Cesaroni. La prima sezione della corte penale di Cassazione ha infatti rigettato il ricorso del Procuratore generale e delle parti civili contro la sentenza di assoluzione in secondo grado. Il verdetto dei supremi giudici è arrivato dopo circa tre ore di camera di consiglio. Il sostituto pg di Cassazione, Francesco Salzano, aveva invece stamani sollecitato l’accoglimento dei ricorsi e, dunque, un nuovo processo per l’imputato. 

ROMA – Dopo ventiquattro anni dalla morte di Simonetta Cesaroni, è cominciata questa mattina l’udienza in Cassazione.  Il processo, iniziato vent’anni dopo i fatti, il 3 febbraio 2010,  vede come unico indiziato Raniero Busco, l’allora fidanzato di Simonetta Cesaroni, assassinata in via Poma il 7 agosto 1990.  L’uomo, condannato in primo grado a 24 anni di reclusione, era stato assolto in appello, con sentenza del 27 aprile 2012, “per non aver commesso il fatto”.

L’udienza in cassazione, presieduta da Umberto Giordano, è chiamata oggi quindi a decidere se confermare o meno la sentenza d’appello. La sentenza dei supremi giudici è prevista per le ore 21.00.

A presentare ricorso alla Suprema Corte è stata la Procura generale di Roma e la mamma di Simonetta Cesaroni, Anna di Giambattista, parte civile nel processo. Assente oggi in aula invece l’imputato e sua moglie Roberta Milletarì, che invece in passato hanno sempre presenziato alle udienze. I due attenderanno il verdetto a casa. 

Nella sua requisitoria, il Procuratore generale, Francesco Salzano ha richiesto ai giudici l’annullamento dell’assoluzione di Busco, sottolineando la difficoltà del processo in Cassazione.  La contestazione della sentenza assolutoria sarebbe motivata da una serie di contraddizioni emerse in seguito alle perizie, che hanno portato all’atto conclusivo del processo di secondo grado.  

Secondo Salzano infatti, la Corte d’assise nel formulare l’assoluzione dell’imputato, non avrebbe tenuto conto di alcune ‘criticità’ invece molto rilevanti, tra cui  “l’inesperienza del perito che avrebbe omesso di esaminare il calco dentale di Busco”. Salzano, osservando che si tratta di un ‘processo indiziario’ dal percorso travagliato, in cui la sentenza d’appello “non ha fatto corretta elaborazione”, ha richiesto pertanto il rinnovo della consulenza tecnica, al fine di poter sciogliere i dubbi tecnico-scientifici finora emersi. Il procuratore generale si è soffermato in particolare sulla lesione al seno della vittima. Tutto dunque ruota attorno a questo particolare. La maxiperizia sul presunto morso, condotta dal professor Corrado Cipolla D’Abruzzo, secondo Salzano “non ha risposto al quesito fondamentale dell’attribuibilità della traccia della dentatura a Busco”.  Un elemento fondamentale, e già acquisito, come il calco dentale dell’imputato, “non è stato adeguatamente esaminato ed è stato semplicemente messo da parte”. Questo per il procuratore è un “vizio di origine della perizia”. Insomma Salzano, sottolineando la “parcellizzazione e la sottovalutazione degli indizi a carico dell’imputato”, avrebbe sostanzialmente criticato l’incompletezza delle valutazioni tecniche. 

Ma non è tutto. Esisterebbero infatti altri elementi critici, ad esempio quelli relativi all’analisi  delle macchie ematiche sul luogo del delitto,  affidati agli esiti di un test su un tampone prelevato nel 1990, sconfessato poi da perizie successive. Sarebbero dunque necessari secondo la Procura generale altre analisi tecniche, per dirimere le numerose problematiche e i dubbi ad oggi emersi. Il procuratore ha inoltre parlato di “sottovalutazione di circostanze e indizi” tra cui il movente stesso dell’omicidio, ovvero il rapporto di tensione esistente tra l’imputato e la vittima. Anche la stessa ricostruzione dell’alibi di Busco presenterebbe altre criticità e lacune. Salzano ha ricordato che la ricostruzione è avvenuta a dieci anni di distanza dal delitto, e che nell’immediatezza dell’omicidio non venne mai chiesto al fidanzato della Cesaroni di fornire un alibi. 

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