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Una due-giorni di assemblea nella quale le realtà territoriali hanno mostrato un’esemplare capacità di democrazia. Un salto di qualità politico per il “diritto all’acqua” è la cifra della nuova fase. Chiamata generale per i beni comuni, verso la manifestazione nazionale contro il governo

ROMA – La Resistenza che ha liberato l’Italia, l’ha resa democratica e l’ha ricostruita è qui, nella sala “4 colonne” del centro sociale SCuP a Roma, arrivata da tutta Italia per la due giorni del Forum nazionale dei movimenti per l’acqua. 

Del resto la straordinaria vittoria del referendum del 2011 non poteva che essere frutto di un percorso realmente radicato nel territorio. E nonostante la privatizzazione del servizio, salvo eccezioni più uniche che rare, sia proseguita ovunque ad onta di quel risultato, la risposta da parte dei movimenti non è mai venuta meno, anzi. Ha imparato a diversificarsi in ogni territorio, continuando ad espandere lo spazio pubblico, ad articolare il pensiero, ad alimentare il circuito di informazioni, ad arricchire il patrimonio comune. A sviluppare intelligenza collettiva. 

Ed il clima che si è respirato per due giorni, dall’assemblea di apertura ai gruppi di lavoro fino alla plenaria conclusiva ne è il risultato, così come lo è il numero: quasi cento partecipanti, fra i quali Stefano Rodotà a dare forza a quello che sempre più si configura come un progetto costituente.

Del resto non potrebbe essere meno radicale la risposta di fronte alla violenza con la quale si calpesta questo diritto fondamentale, che si sta traducendo nella moltiplicazione i distacchi, dai circa 15.000 registrati a Reggio Emilia fino ai 50.000 sui 400.000 del vesuviano, Napoli. 

“Siamo riusciti ad impedire che passasse la logica del ‘privato è bello’ – ha sottolineato Marco Bersani –  e quindi ora provano con quella del ‘purtroppo è obbligatorio, e ineluttabile’, con la quale i governi uno via l’altro ci addebitano i costi della crisi. Una spirale involutiva che il governo Renzi si prepara a peggiorare – continua – primo segnale il decreto ‘salva Roma’ che già contiene le privatizzazioni di Atac e Ama, oltre alla svendita del patrimonio dismesso”.

 

“Una guerra”, denuncia il presidente di Attac, di fronte alla quale per tutti è arrivato il momento di fare un salto di qualità attraverso una piattaforma politica comune per tutte le vertenze in atto, per connettere l’affermazione dei diritti – servizi pubblici, casa, scuola, patrimonio dimesso, uso sociale di Cassa Depositi e Prestiti – al tema della democrazia, contro le politiche liberiste.

 

“Finanza e democrazia sono le coordinate che comprendono tutto l’arco delle mobilitazioni in atto, e che consentono di costruire una coalizione importante per il percorso di lotte in tutto il paese”, è la convinzione di tutta l’assemblea, nella quale il tema della “finanziarizzazione della natura, che stravolge il paesaggio provocando da nord a sud il dissesto del territorio senza alcun assenso da parte delle comunità”, deve diventare il grimaldello col quale rovesciare la logica del profitto, per riaffermare la non negoziabilità dei beni comuni. Dai No Tav ai No Muos arriva infatti il messaggio che dimostra quanto queste lotte parlino a tutti, a dispetto di chi le vorrebbe ‘territoriali’. 

 

Un percorso nel quale si moltiplicano strumenti e iniziative per allargare gli spazi di democrazia diretta e partecipativa affermando gli strumenti che lo consentono: dalle delibere comunali contro i distacchi alla revisione degli statuti per renderne esigibile la discussione, fino a quello – di cui Rodotà si è assunto l’iniziativa – relativo a Camera e Senato perché sia calendarizzata la discussione sulla legge d’iniziativa popolare e obbligatoria la presenza dei promotori. Ma anche pratica dell’obiettivo attraverso l’estensione dell’autoriduzione delle bollette, e la partecipazione al controllo a tutela del ciclo integrato e alla qualità dell’acqua. Ma non solo, perché in discussione, questa volta da questo fronte, è la revisione della Costituzione, ma in direzione dell’estensione dei diritti, primo fra tutti proprio l’inserimento del “diritto all’acqua”. Questa è la parola d’ordine della nuova fase, a cui quest’assemblea chiama tutte le comunità a difesa dei beni comuni, per costruire una manifestazione nazionale a maggio. Contro il fiscal compact, e il governo che lo sostiene.

 

 

2 marzo 2014

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