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Nuovi crolli a Pompei, un patrimonio dell’umanità da salvare

NAPOLI – Pompei crolla ancora. Stamani agli Scavi archeologici nuovi danni dopo i due smottamenti di sabato e domenica. A venire giù è stato un muro di due metri in un’area non scavata di via Nola. Si tratta del costone di una bottega chiusa al pubblico nella regione V.

Fortunatamente i crolli, avvenuti in un orario chiuso ai pubblico, non hanno fatto registrare feriti. Pietre si erano già staccate nel pomeriggio di sabato da un arco già puntellato sottostante il Tempio di Venere. Nella mattinata di domenica si è sbriciolato un muro alto un metro e 70, per un fronte di tre metri e mezzo, di una tomba situata nell’importante necropoli di Porta Nocera. E questa mattina il nuovo crollo. Muri che si sbriciolano sotto la pioggia insistente, il peso del tempo e di mancati restauri. Sono queste le cause dello smottamento di uno dei più importanti e famosi siti archeologici del mondo. Per il presidente della commissione nazionale italiana Unesco Giovanni Puglisi non c’è più tempo: «Occorre un piano di interventi straordinario che metta in sicurezza l’intera area perché se questi terreni non hanno un drenaggio forte delle acque piovane, è chiaro che Pompei è destinata a crollare per intero».

Dopo l’ennesimo crollo di oggi, il terzo in tre giorni, Puglisi parla di «situazioni annunciate. Non c’è più tempo da perdere dal punto di vista burocratico» ma bisogna agire «dal punto di vista geologico e geo-idrico». Secondo il presidente «il problema è ormai della permeabile situazione del sistema idrogeologico che praticamente non tiene più da un lato e non riesce a filtrare più nulla dall’altro, per cui l’acqua dove arriva si ferma e di conseguenza quando il sistema idrogeologico è saturo viene giù: l’unica cosa da fare è un intervento straordinario ma su tutta l’area di Pompei, non solo dal punto di vista archeologico ma anche dal punto di vista idrogeologico, questo è il vero nodo». «È più utile una riunione operativa che non cercare di fare vetrina a Pompei»: così il neoministro dei Beni culturali e turismo Dario Franceschini, ha risposto alle domande dei giornalisti su una sua possibile visita nei prossimi giorni sul sito archeologico. «Domani – ha spiegato – ho una riunione operativa per affrontare questa emergenza che purtroppo è continua». Immediata, dunque, la convocazione di una riunione su Pompei, che si terrà martedì al Mibact alle ore 10.30 al quale parteciperanno oltre al ministro Franceschini, anche il sovraintendente incaricato Massimo Osanna, Luigi Malnati e Giovanni Nistri. Franceschini ha chiesto un rapporto dettagliato sulle motivazioni dei crolli nel sito archeologico non solo di questi tre giorni, ma anche degli ultimi mesi. La riunione operativa servirà anche a verificare l’efficacia degli interventi di ordinaria manutenzione e, complessivamente, a valutare lo stato di attuazione del “Grande Progetto Pompei”. Ma i problemi non sono solo di tipo geologico, è anche la burocrazia ad uccidere Pompei. Ormai salvare questo colossale patrimonio artistico dell’umanità è una corsa contro il tempo e gli ostacoli non tardano mai a mancare. L’Italia ha infatti un anno di tempo per impiegare i finanziamenti comunitari, ma per spendere questi soldi (105 milioni di euro) bisogna fare a tempo di record le gare d’appalto. Il problema, però, è che le ditte che perdono fanno sistematicamente ricorso alla magistratura bloccando così l’assegnazione dei lavori. Quando poi finalmente gli operai delle aziende vincitrici degli appalti riescono a mettere piede nei cantieri, arrivano i controlli della Dia di Napoli che sì, sono necessari affinché la camorra stia lontana dalla questione, ma comunque ritardano il lavoro. Quindi il tempo passa e c’è il rischio che Bruxelles possa prendersi i finanziamenti non ancora utilizzati per Pompei. Insomma chi più ne ha, più ne metta. Si spera solo di trovare una soluzione al più presto possibile affinché Pompei non rimanga solo un ricordo o un Film che da poco è uscito nelle sale cinematografiche. 

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