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ROMA  – La tensione rimane altissima, nonostante la parola guerra sia stata scongiurata, almeno per il momento momento.  Ormai è chiaro  che i rapporti tra Usa e Russia si sono incrinati. Domani  il segretario di Stato americano John Kerry e il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov  sono attesi a Roma alla conferenza internazionale sulla Libia. Due giorni di lavorio diplomatico a cui parteciperà anche Federica Mogherini e nel quale si spera si stemperi la tensione che aleggia da troppi giorni.

Il ministro degli Esteri italiano ha ribadito ieri in Parlamento la linea italiana: per evitare «nuovi scenari da Guerra Fredda» e la «disgregazione» dell’Ucraina, bisogna «tenere aperta fino all’ultimo momento utile la strada del dialogo, della diplomazia, della soluzione politica». 

Una linea, questa, «che potrebbe anche chiudersi presto», ma che per il governo italiano non ha alternative. E, allora, va bene brandire l’arma della minaccia dell’isolamento di Mosca, sposando la decisione di alcuni partner internazionali ed europei, tra cui la Germania, di disertare i lavori preparatori del G8 di Sochi. Ma, parallelamente, occorre insistere in tutte le sedi internazionali con un lavoro di mediazione diplomatica, sperando nell’apertura di un «dialogo diretto» tra Mosca e Kiev, «cosa complicata ma non impossibile, e che potrebbe essere risolutiva». 

A tal fine, l’Italia ha ribadito il suo appello alla Russia a evitare azioni che comportino un ulteriore aggravamento della crisi. Al tempo stesso, il governo ha esortato le autorità di Kiev a promuovere ogni sforzo volto alla stabilità e alla pacificazione del Paese nel rispetto della legalità e della tutela delle minoranze. Alla nuova leadership ucraina, in sostanza, si chiede di evitare la tentazione di «un eccesso di reazione» e di procedere invece «a passaggi di riforme economiche e istituzionali che possano dare al nuovo governo una piena legittimità democratica».  Anche la cancelliera tedesca ha lanciato un messaggio alla Russia affinchè eviti qualsiasi atto che destabilizzi l’Ucraina. 

La Russia blocca conbustibile nucleare alle centrali ucraine

Tuttavia la Russia sembra voglia continuare a fare orecchie da mercante.  Infatti, il Cremlino ha imposto un divieto di trasporto del combustibile nucleare destinato alle centrali ucraine a causa della situazione d’instabilità nella repubblica ex sovietica. «Noi abbiamo problemi col transito di combustibile nucleare attraverso il territorio ucraino ai nostri partner in Europa dell’est e ci sono problemi per le forniture delle centrali ucraine stesse», ha detto Rogozin in un incontro col presidente Vladimir Putin e con i ministri del govenro.  «Le centrali ucraine – ha aggiunto – hanno riserve di combustibile per marzo e aprile. Un diviato è stato imposto a tali trasporti di combustibile a causa della situazione instabile nel paese». 

E infine continuano le polemiche sulla presunta presenza di militari russi in Crimea. Sull’argomento è intervenuto il ministro della Difesa russo Sergei Shoigu, il quale smentisce categoricamente che le immagini provenienti dalla Crimea che mostrano veicoli militari con numeri di targa russe e i video di uomini armati che dichiarano di essere russi sono una «provocazione» e «non hanno senso».

Rispondendo a una domanda sulle immagini che mostrano mezzi militari con le targhe russe, di cui dà notizia l’agenzia di stampa Itar-Tass, Shoigu ha affermato tali immagini sono «naturalmente una provocazione». Invece, sui video di uomini armati che affermano di essere russi, il ministro ha tagliato corto: «Si tratta di un assoluto nonsenso».  Interpellato, invece, su come sia possibile che gruppi di autodifesa armati, secondo Mosca non legati alla Russia, possano avere veicoli in uso alle forze armate russe, Shoigu ha detto di «non averne idea».

Ucraina. Decine di feriti a Donetsk

Intanto decine di persone sono rimaste ferite oggi a Donetsk, nella parte orientale dell’Ucraina, durante una manifestazione dei filorussi, che hanno occupato la sede dell’amministrazione regionale.

Secondo quanto scrive il sito internet del Kyiv Post, la bandiera russa sventola da una finestra dell’11mo piano dell’amministrazione. La situazione nella città è di altissima tensione.  I filorussi si sono scontrati con la polizia, mentre tentavano di riprendere il controllo dell’edificio, dal quale erano stati sgomberati in mattinata.  Donetsk è una roccaforte del deposto presidente Viktor Yanukovich.

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