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Crimea. La Russia apre le porte al caos. L’Ucraina non vuole secessioni

Il 16 marzo referendum. Bloccati osservatori dell’Ocse

ROMA – E’ ancora scontro in Crimea. Ognuno, Russia da una parte Ucraina dall’altra, reclamano i loro diritti. Sta di fatto che il prossimo 16 marzo, in anticipo rispetto ai tempi di due settimane, i cittadini saranno chiamati alle urne per decidere se rimanere e rafforzare la loro autonomia come stato indipendente oppure passare nella Federazione russa.

Un  referendum che l’Ucraina ritiene illegittimo, tanto che il governo di Kiev ha emesso due mandati d’arresto, uno per il premier della Crimea, Sergei Aksyonov e l’altro per il presidente del parlamento (Rada)  Vladimir Konstantivov. I due, che tra l’altro l’Ucraina non riconosce nei propri ruoli istituzionali, sarebbero colpevoli di voler riportare la Crimea sotto il controllo di Mosca. 

Il  premier ucraino Arseniy Yatseniuk, che oggi si trova a Bruxelles, ha fatto sapere che l’Ucraina è tuttavia disposta a cooperare con la Russia, ma resta inteso che non vi sarà nessuna resa e nessuna posizione che possa determinare un ruolo subordinato del governo di Kiev. 

“Fate un passo indietro, state cominciando ad aprire le porte del caos, e ne sarete responsabili”, è l’appello che il premier lancia a Mosca. E poi: “Anche se c’è sproporzione perchè la Russia è una potenza nucleare, – ha detto Yatseniuk- noi abbiamo lo spirito. APutin dico che bisogna abbattere il muro dell’intimidazione militare , per difendere la sicurezza globale nata con la caduta del muro di Berlino. Ecco perchè a Mosca Kiev chiede  di ritirare i suoi soldati e di iniziare i negoziati effettivi per una soluzione pacifica, rispettando gli accordi sottoscritti sia a livello bilaterale che multilaterale.” Insomma  Yatsenyuk,  assicura che la Crimea è e continuerà ad essere una parte  dell’Ucraina  e il referendum per la scissione non ha nessun  fondamento giuridico. Quindi il premier ucraino si è  appellato al Governo russo affinchè  non sostenga coloro che  vogliono la divisione dell’Ucraina. 

Vietato l’ingresso agli osservatori dell’Ocse in Crimea

La situazione rimane tuttavia tesa soprattutto sul  piano diplomatico. Oggi l’Osce – l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa – ha confermato che ai suoi osservatori è stato vietato l’ingresso in Crimea. I 40 militari non armati, provenienti da 21 dei 57 Paesi membri dell’organizzazione, sono tornati indietro nella città Kherson, dove decideranno del proseguimento della loro missione, ha precisato una portavoce.  Secondo quanto dichiarato in precedenza da fonti diplomatiche occidentali, gli osservatori sarebbero stati bloccati da miliziani armati ad un posto di blocco alle 12 ora italiana. I miliziani avrebbero spiegato di aver ricevuto istruzioni di non far entrare un gruppo, ma di non esser sicuri che si trattasse di quello degli osservatori.  La missione degli osservatori dell’Osce, richiesta dalle autorità ad interim di Kiev, dovrebbe durare fino al 12 marzo.

 

E poi ci sono le minacce della sanzioni Usa, che secondo  il ministro degli esteri russo Sergey Lavrov, non fanno altro che avvelenare il clima dei negoziati. Insomma, la situazione è drammatica. Dalia Grybauskaite presidente della Lituania, ed ex commissaria europea, avverte del rischio moscovita, il cui governo intende  riscrivere i confini dopo il dopoguerra, mentre il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius avverte che “se si accetta il principio che una regione qualsiasi in qualsiasi paese, in contraddizione con la Costituzione di quel paese, può decidere di annettersi a uno Stato che, tra l’altro lo ha incoraggiato a farlo, vuol dire che non ci sarà più pace internazionale né frontiere certe”.

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