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6. PAZ (seconda parte)

Ad Orazio piaceva uscire di festa anche per conoscere gente nuova e chissà anche per incontrare qualche bella ragazza. Quella notte dopo aver bevuto il vino della casa in un’osteria della zona vecchia, tutti un po’ ubriachi se ne andarono in un locale strapieno di gente, quando ad un certo momento gli si avvicinò una ragazza, gli disse qualcosa e poi i due si baciarono appassionatamente per qualche minuto.

Passò una settimana e Orazio tornò a pensare ai suoi soliti problemi, a trovare un lavoro, alla malinconia che avvolgeva tutte le cose, all’impossibilità di poter fare quello che si vuole nella propria vita e all’assurdità dell’esistenza umana in generale. Tra giorni di festa si alternavano dunque lo stesso giorni un po’ tristi. Una notte, erano le tre del mattino e Orazio sentì il cellulare suonare. Curioso guardò chi fosse e con sorpresa riconobbe che era il numero della misteriosa ragazza con la quale si era baciato quella bellissima notte. Si chiamava Paz, e gli stava domandando dove si trovasse perché lo voleva incontrare. Orazio si precipitò con entusiasmo nel posto dove la ragazza gli aveva detto. Subito si baciarono appassionatamente e per tutta la sera quell’amore improvviso continuò fino alle sei del mattino, quando Orazio si addormentò sul divano con lei. Era stata una notte magnifica, magica; era dalla sua adolescenza che Orazio non provava più quelle emozioni. Aveva finalmente incontrato qualcuno che lo voleva tutto per sé. Chissà per quanto sarebbe durata. Però a questo non voleva pensare. Voleva godersi quei momenti senza deprimersi. Ogni giorno andava da Paz, aveva praticamente iniziato un’altra vita. Paz aveva 22 anni, era del posto, laureata e ora stava facendo un corso di specializzazione. Per quattro giorni di fila rimasero nella sua stanza a fare all’amore, guardare film, e a parlare. Orazio non ci credeva, forse non voleva crederci per non sapere cosa di male sarebbe potuto avvenire al seguito di tutto questo bene. “Ma esiste il romanticismo?”- si chiedeva Orazio nella sua stanza – “non quello della galanteria delle coppiette di innamorati, ma quello che riporta agli ideali della corrente romantica; o tutto questo è una paranoia dell’uomo stesso a cui piace soffrire pensando al dolore che le cose possono portare con sé”. 

Ma come non detto, i giorni successivi si riempirono di pensieri come un bicchiere nel quale si versa l’acqua fino al limite. Adesso che aveva incontrato una persona con la quale stava bene, già sapeva che molto probabilmente non sarebbe potuto restare, perché non aveva un guadagno che gli permettesse di fermarsi più a lungo di quell’anno. Chissà cosa sarebbe accaduto… Paz se ne partì per la Norvegia una settimana e Orazio tornò ai suoi pensieri di sempre. È proprio vero che la gente onesta e buona è sempre quella che perisce nella dura lotta invisibile della quotidianità. “È un mondo violento questo! Senza alcuna via di scampo, tutto avvolto da una pellicola di ipocrisia che tende a mascherare la violenza che caratterizza i rapporti tra gli uomini”- questo pensava Orazio. Anche a Santiago sentiva la pressione degli eventi, la paura di tornare indietro nella situazione dalla quale era partito. “Un mondo di figli di puttana!!! Questo è!”, disse Orazio pensando a voce alta camminando per la strada, catturando lo sguardo di alcuni passanti. Il lavoro fa si che l’individuo diventi lo schiavo di questa ipocrisia; fa si che le persone richiedano con tutta la loro volontà questo schiavismo. Se non si è schiavi non si è liberi; questo è il modo di vivere che caratterizza gli uomini del ventunesimo millennio. 

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