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M5S, Fuori altro senatore. Questo è il Paese per Grillo

ROMA – Il Movimento 5 Stelle ha una sua visione del Paese e della politica, che non si può toccare, e in nome di questo si può sacrificare tutto e tutti. Oggi la mietitura continua con un nuovo senatore. La sfiducia questa volta parte dal territorio, dal meetup di Napoli. A farne le spese è Bartolomeo Pepe, sfiduciato in un’assemblea che si è tenuta ieri.

“Si è trattato, dice Pepe, di un vero e proprio blitz organizzato di domenica pomeriggio, in un quartiere di Napoli difficilmente raggiungibile e “per di più in un giorno in cui non potevo garantire la mia presenza in riunione”. E punta il dito verso i ‘falchi’ che avrebbero voluto la ‘scomunica’ della base, in primis il presidente della Commissione di Vigilanza Rai Roberto Fico. 

A questo punto appare evidente come all’interno del M5S ci siano due correnti ben distinte, una certamente maggioritaria e facente capo a Grillo (i fedelissimi) e un’altra che vuole rivendicare una sorta di autonomia di azione (i ribelli). Le correnti nel movimento hanno raggiunto il massimo della contrapposizione in occasione delle espulsioni, nelle settimane scorse, di Luis Alberto Orellana, Francesco Campanella, Fabrizio Bocchino e Lorenzo Battista. Ora il gruppo al Senato che nasceva con 50 iscritti armati di apriscatole per aprire l’Emiciclo come una scatoletta di tonno, è rimasto in 41, e con l’espulsione di Pepe potrebbe realizzarsi anche il sogno della corrente minoritaria; ovvero avere un loro gruppo al Senato e trovare la tanto agoniata indipendenza di pensiero e di azione.

Ma dall’altra parte, i duri e puri, manifestano sicurezza e difendono la linea per la quale nessuno è stato cacciato, ma gli espulsi si sono messi loro stessi contro i principi basilari del movimento. In effetti il ragionamento non è del tutto astruso, se si considera la filosofia del Movimento di Grillo. La tesi è chiara: i partiti hanno fallito, hanno affamato il Paese, sono dei ladri per cui, noi, che siamo la democrazia dal basso, i cittadini vessati che entrano nelle stanze del potere, perderemmo ogni credibilità se scendessimo a patti con il vecchio sistema. E’ per questa ragione che i parlamentari M5S sono stati espulsi e non semplicemente perché contrari alla linea del capo. E la base del movimento condivide questa linea, tant’è che i sondaggi che vedevano in flessione l’M5S dopo le vicende del Senato, ora dimostrano che in tanti credono in questo modo di agire. Distinguersi, non mescolarsi, mantenere le distanze.

Ora è fondamentale, però, ammettere che tutto ciò può funzionare solo nel nostro amato Belpaese, nel quale si può davvero fare tutto e il contrario di tutto. Si può volere una legge elettorale per andare a votare e poi farla solo per la Camera in modo da non poter votare. Si possono volere le primarie a destra e a sinistra, ma non le preferenze, quelle portano corruzione, le nomine no. Si può istituire addirittura un ministero che tuteli le pari opportunità di genere e poi non volere la parità di genere nelle liste. Si può stare col governo Monti, poi col governo Letta e infine col governo Renzi, restando sempre al centro. Si possono garantire pensioni e stipendi d’oro a burocrati e manager di Stato, ma non una tutela a chi perde il lavoro e affama una intera famiglia. Si può dire tutto e il contrario di tutto, si può fare tutto e il contrario di tutto, si può dire #enricostaisereno e poi… Ecco, in fondo, in fondo, davanti a tutto questo l’irrazionalità di Grillo può sembrare persino coerenza.

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