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Legge elettorale. Italicum, sì della Camera

ROMA – Un primo giro di stadio è stato compiuto: l’Italicum passa alla Camera con 365 voti favorevoli. Gli altri numeri parlano di 40 astenuti e 156 contrari. Esulta il Presidente del Consiglio, che su twitter annuncia la vittoria della politica sul disfattismo per 1-0. Un risultato che dovrà essere confermato al ritorno, da giocarsi fuoricasa. Al Senato in molti annunciano già che non sarà una passeggiata.

In effetti i voti favorevoli di oggi non riflettono gli equilibri politici che reggono il governo Renzi: determinante è stato l’appoggio di Forza Italia, mentre Scelta Civica ha scelto l’astensione. Lorenzo Dellai, apertamente contrario come i deputati di Per l’Italia, parla apertamente di «una maggioranza delle riforme che è più ristretta di quella di governo, la quale a sua volta esce meno coesa e motivata». Angelino Alfano, con il suo Nuovo Centrodestra, lascia trapelare una netta volontà di cambiamento, parlando eufemisticamente di «miglioramenti». In linguaggio politico vuol dire: mettiamo le mani al testo, perchè così non va. Anzi, tuona Grillo con i il M5S, è «un’orrenda schifezza». A controbattere a tanti dubbiosi sono i berlusconiani, che oggi incassano il primo dividendo dell’intesa tra il loro leader e Renzi. Bergamini e Gelmini ricordano, a scanso di equivoci, che la tenuta dell’intesa si è basata sul senso di responsabilità di FI; Brunetta guarda al futuro e mette in guardia: guai a cambiare il testo a Palazzo Madama. Pacta servanda sunt, e pax vobiscum. Il fatto è che l’altro pilastro dell’intesa Renzi-Berlusconi, vale a dire il Pd, scricchiola. Le ferite su preferenze e, soprattutto, parità di genere non si cicatrizzano in poche ore, e nemmeno in qualche giorno. Fioccano i distinguo, e non solo nella componente femminile del partito. Sandra Zampa mette nero su bianco il suo dissenso, Meloni dice di non aver voluto votare perchè altrimenti avrebbe votato contro le indicazioni di partito. Pier Luigi Bersani rilascia un’intervista ed anche lui spiega che Palazzo Madama non si ridurrà al ruolo di passacarte. Il bicameralismo perfetto vale fino a quando non scatterà la riforma del Senato. Renzi oggi fa sapere che tempo pochi giorni e arriverà anche questa. Nel frattempo si giocherà con le vecchie regole, e se al Senato c’è meno spazio per il voto segreto, non vuol dire che in Commissione Affari Costituzionali qualcuno non darà battaglia.

 

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