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Acqua pubblica, la regione Lazio approva la proposta di legge d’iniziativa popolare

Presentata da cittadini e comuni decisi a far valere la straordinaria vittoria referendaria del giugno 2011. Una vittoria della partecipazione, e un segnale per Roma e per tutto il Paese

 

 

ROMA – La vittoria del referendum per l’acqua pubblica è di quelle che segnano uno spartiacque nella partecipazione dei cittadini alla vita politica. Il risultato straordinario del giugno 2011 è la conseguenza diretta di un percorso democratico che ha costruito un altro stile di vita, che accorda le vite personali di ciascuno in un seminato comune, che è l’ambito pubblico. La Politica con la “P”maiuscola è questa, e se ne vedono i frutti sempre più maturi. Nonostante i governi da allora succedutisi, con la scusa del pareggio di bilancio, abbiano deliberatamente disatteso quel risultato, comitati e comuni del Lazio, dopo dodici mesi di pressioni sul Governo Regionale, hanno ottenuto l’approvazione all’unanimità della proposta di Legge popolare numero 31, per la gestione pubblica e partecipata del servizio idrico nella Regione Lazio.

 

“E’ una legge che recepisce i risultati referendari”, dice il coordinamento regionale acqua pubblica durante la conferenza stampa indetta questa mattina nella loro sede al Rialto occupato, “a partire dalla riconfigurazione, entro sei mesi dall’approvazione della legge regionale, degli ambiti di bacino idrografico territoriali”. Un passo decisivo per restituire il governo ai comuni, che potranno costituirsi in consorzi sottraendo la gestione all’Ato unico, che punta dritto a consegnare il servizio nelle mani del privato. Questo significa gestione da parte di soggetti di diritto pubblico e, altro punto chiave della legge, governo pubblico e partecipato del servizio idrico. Ultimo punto fra i principali enunciati in conferenza, l’istituzione di un fondo per la ripubblicizzazione del servizio, che permetta di acquistare le quote cedute ai privati.

 

Inutile dire che questa dovrebbe essere un’operazione di Cassa Depositi e Prestiti, se anche questa fosse “risocializzata”. Un passo per il quale si sta pensando ad una campagna nazionale, dal momento che dire CDP significa dire sostegno agli Enti locali e quindi ai servizi pubblici. Un’altra pagina in procinto di essere scritta; e sicuramente la vittoria del movimento per l’acqua pubblica del Lazio è un “grande risultato per tutti”, sottolineano dal Crap, che ridà speranza e cementa i percorsi in atto.

“Partecipare paga” sottolinea Livio Martini, vicesindaco di Corchiano, provincia di Viterbo, capofila fra i promotori della proposta di legge, a margine della conferenza stampa. “Già lo abbiamo visto durante il referendum del 2011, per il quale da noi si è messa in moto la stragrande maggioranza dei cittadini, tanto che il risultato ha superato l’80% dei sì. Ma il dato importante – continua  – è che quel meccanismo non si è più fermato, e ha dato vita a consigli comunali aperti e a una coesione straordinaria, che ha portato a quest’ultima vittoria”.

“Decisiva infatti è stata la costante presenza di rappresentanti dei comitati e degli enti locali – sottolineano dal Crap – che hanno contribuito a sventare i tentativi di ostruzionismo e di modifica dei principi cardine della legge. La discussione in Aula Consiliare infatti non è stata affatto semplice – continuano – tanto che si è protratta fino a tarda notte per essere poi aggiornata alla mattina successiva”. Ma il risultato alla fine è arrivato, e “da una regione dello stesso colore del sindaco della Capitale, di cui il Salva Roma – aggiungono  – non potrà non subire gli effetti”. 

 

Motivo per il quale il consiglio comunale di oggi, riunito proprio sul tema mentre stiamo scrivendo, viene seguito da un nuovo presidio, quello che riunisce tutti i comitati, le occupazioni e i centri sociali sotto lo slogan “Roma non si vende”, e che anche qui ha inviato una rappresentanza a seguire la discussione. 

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