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NEW DELHI – Questa mattina è arrivata da palazzo Chigi la conferma della notizia relativa alla decisione presa dalla Corte Suprema indiana di ammettere il ricorso dei due marò contro l’utilizzo della polizia Nia antiterrorismo.

E’ stato inoltre sospeso il processo a carico dei due italiani presso il tribunale speciale, con l’appuntamento per la prossima udienza fissato tra quattro settimane. Una notizia su cui palazzo Chigi ha aggiunto che: “La posizione del Governo italiano resta immutata nel rivendicare con forza la giurisdizione italiana sulla vicenda e nel chiedere l’immediato ritorno dei nostri militari in Italia”. ”Il Governo – prosegue la nota – continuerà a svolgere tutte le azioni internazionali utili a raggiungere quanto prima entrambi gli obiettivi”.  Una decisione che va ad incastrarsi in una vicenda con molti alti e bassi. Questo è sembrato essere anche il punto di vista dell’inviato del governo Staffan De Mistura.  “Dobbiamo reagire con glacialità, ma spero con efficacia” è stato il suo commento in merito alla notizia.  Una vicenda trasformatasi in calvario per Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Il 16 Febbraio 2012 i due fucilieri del battaglione San Marco imbarcati sulla petroliera Lexie vengono accusati di aver ucciso due pescatori indiani.  Quattro giorni dopo i marò verranno fermati con l’accusa di omicidio, per essere poi condannati e condotti in carcere il 5 marzo. Da questa data i due italiani resteranno in detenzione fino al 20 dicembre, giorno in cui l’Alta Corte indiana concede loro di rientrare in Italia per due settimane in occasione del Natale. Poi inizia il tira e molla. Dopo essere stati riportati in India, Girone e Latorre tornano  nuovamente in Italia il 22 febbraio 2013 su autorizzazione della Corte suprema, concessa in occasione delle elezioni italiane. Successivamente scatta il braccio di ferro tra India e Italia, con il governo indiano che avvia la procedura per la costituzione del tribunale speciale e quello italiano che annuncia che i marò non torneranno in India, provocando la durissima reazione di Delhi. Al punto che il governo deve fare un passo indietro e il 21 marzo concede il rientro in India dei due marò, con tanto di dimissioni del ministro degli esteri Giulio Terzi. Oggi una nuova buona notizia per i due nostri connazionali, in attesa della prossima udienza che sarà decisiva per capire la conclusione di questa odissea.

 

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