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Roma città aperta, pronto il restauro

Il 31 marzo esce in settanta sale italiane il simbolo del cinema neorealista

“E’ facile morire bene. Difficile è vivere bene”

ROMA – Torna nelle sale italiane uno dei più grandi esempi dell’arte cinematografica italiana di tutti i tempi. Dal 31 marzo e per tutto il successivo mese di aprile in 70 cinema sarà proiettata una versione restaurata di “Roma città aperta”, il capolavoro di Roberto Rossellini che inaugurò la straordinaria stagione del “Neorealismo”. Il film, interpretato da Anna Magnani e Aldo Fabrizi, vincitore della Palma d’Oro al Festival di Cannes nel 1946 e del Premio Oscar nel 1947, è una delle vette artistiche del nostro Paese. Quest’anno ricorre anche il 70° anniversario della liberazione di Roma (4 giugno del 1944) da parte delle truppe americane. Il film di Rossellini racconta uno dei momenti più tragici e drammatici della recente storia italiana. L’Italia era un Paese diviso e allo sbando. Il Re era fuggito lasciando le forze armate senza ordini. Al sud governavano gli angloamericani che stavano lentamente liberando il Paese. A nord c’era la Repubblica Sociale Italiana e le truppe tedesche che si macchieranno di stragi e violenze inaudite. I partigiani, aiutati dagli alleati, combattevano coraggiosamente contro i nazifascisti, ma spesso la lotta era impari. “Roma Città aperta”, racconta questa terribile situazione: Un Paese umiliato, distrutto, brutalizzato, ridotto alla fame che riesce però a ritrovare il suo orgoglio, la sua identità. Il neorealismo dei film di Rossellini, De Sica, Visconti e degli sceneggiatori Cesare Zavattini, Suso Cecchi D’Amico e Federico Fellini restituisce dignità al popolo italiano che aveva toccato il fondo. Proprio dalle ceneri di questa immensa distruzione materiale e interiore, l’Italia saprà risollevarsi in un decennio e sognare con il boom economico.

Torniamo alla faticosa gestazione di “Roma Città Aperta”. Le riprese del film iniziarono nel gennaio del ‘45 e furono fatte in condizioni precarie, sia per il periodo – i tedeschi erano da poco andati via – sia per la scarsa disponibilità del materiale tecnico, compresa la pellicola. Non essendo disponibili gli studi di Cinecittà, già spogliata dalle attrezzature e ridotta a essere un grande rifugio per gli sfollati che non potevano essere accolti altrove, Rossellini e la troupe improvvisarono le riprese di alcuni interni nel vecchio teatro Capitani, in via degli Avignonesi 32, dietro via del Tritone.

La scena centrale del film, con la corsa e l’uccisione di Pina (Anna Magnani) dietro al camion che porta via il marito catturato dai tedeschi, fu girata in via Raimondo Montecuccoli, al quartiere Prenestino-Labicano, ed è forse la sequenza più celebre del neorealismo nonché una delle più famose della storia del cinema italiano. Da ricordare che in questa scena (ripresa naturalmente da due inquadrature) Anna Magnani cadde troppo presto rispetto a quanto era previsto, quindi si decise di sfruttare sia l’inquadratura laterale sia quella frontale, in modo che la sequenza sembrasse più lunga. Il film fu visionato in privato dal regista Roberto Rossellini presso il Cinema Moretti di Ladispoli e presentato successivamente al pubblico nel settembre del ‘45 senza alcun’anteprima, ebbe scarso successo; solo successivamente dopo aver ricevuto vari premi e riconoscimenti fu apprezzato unanimemente. Inizialmente la pellicola è stata vietata in alcuni paesi, come in Germania e in Argentina. Uscì negli Stati Uniti il 25 febbraio 1946, a New York; dove all’inizio furono censurate alcune scene, della durata complessiva di circa 15 minuti.

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