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“False Partenze”per i divorziati. Il Rapporto Caritas, sono loro i nuovi poveri

ROMA –  Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, si mostra molto preoccupato riguardo all’andamento delle relazioni coniugali in Italia, in particolare facendo riferimento ai drammatici dati emersi dal “Rapporto 2014” della Caritas italiana.

Quanto emerge dai dati è che circa il 66% delle coppie sposate che si separano o divorziano, riscontrano gravi difficoltà nel provvedere al proprio sostentamento e all’acquisto dei beni di prima necessità, motivo per il quale molti scelgono di rivolgersi alla Caritas. Tra questi, solo il 23,7% usufruivano dell’organismo pastorale anche prima della separazione. Le gravi e crescenti difficoltà derivanti dalla rottura dei rapporti coniugali coinvolgono per lo più italiani (85,3%), distribuiti equamente tra uomini e donne (46,5% uomini e 53,5% donne). 

Il Rapporto della Caritas italiana, intitolato “False partenze”, è stato presentato quest’oggi a Cagliari in occasione del convegno nazionale delle Caritas diocesane. 

Le difficoltà alle quali vanno incontro tutti coloro che si trovano ad affrontare una separazione in quest’epoca di forte crisi, non riguardano esclusivamente l’ambito economico. Alla crisi delle finanze, si associa una crisi dei valori, delle certezze. Una mancata sicurezza economica, produce delle conseguenze che vanno ben oltre la sfera materiale, generando stati emotivi e psico-fisici difficili da gestire e ricchi di innumerevoli ripercussioni nell’ambito della famiglia, del lavoro, degli affetti, della vita sociale. 

In particolare per chi si trova a dover affrontare una separazione, è stato riscontrato un forte aumento del ricorso ai servizi socio-assistenziali, oltre che una crescita dei disturbi psicosomatici (il 66,7% accusa un più alto numero di sintomi rispetto alla pre-separazione). 

Tra i dati forniti dal Rapporto, emerge anche che alla separazione, consegue un peggioramento dei rapporti tra padre e figlio, mentre le madri riscontrano per lo più un miglioramento (il 68% dei padri riscontra un cambiamento e, tra questi, il 58,2% denuncia un peggioramento nella qualità dei rapporti). In particolare i padri lamentano la difficoltà nel partecipare ad eventi importanti della vita dei figli, quali compleanni, ricorrenze, festività, in particolare a causa della scarsa frequenza con cui si verificano gli incontri e di una mancata disponibilità di spazi e tempi da dedicare. 

Risulta, inoltre, che il 42,9% è coinvolto in separazioni legali, il 28,1% in separazioni di fatto e il 22,8%  in procedimenti di divorzio.  Tra tutti i separati/divorziati che si sono rivolti ai centri di ascolto della Caritas, considerate le tempistiche burocratiche e legali necessarie, il 34% vive uno di questi stati da meno di un anno, il 20% da meno di due anni, il 20,2% da un tempo che va dai due ai cinque anni, il 25,8% da oltre 5 anni. 

Tra gli intervistati, il 66,2% ha figli minorenni ed ha quindi il dovere di provvedere al mantenimento di questi ultimi. 

La fascia di età degli intervistati va dai 35 ai 54 anni e, tra questi, il 34,9% possiede esclusivamente la licenza media inferiore, il 28,6% è diplomato alla scuola media superiore, il 14,5% possiede la sola licenza elementare e solo 1 su 10 possiede attestati professionali. 

Le richieste dei separati/divorziati rivolte alla Caritas non sono solo di natura materiale ( il 21,7% manifesta disagi economici, il 15% disagi abitativi, il 12,1% non può procurarsi i beni di prima necessità), il 25,4% di loro, richiede un supporto psicologico o manifesta la necessità di sfogarsi presso i centri di ascolto messi a disposizione dall’organizzazione. 

Meno di un terzo dei separati o divorziati intervistati, dispone di un’occupazione. Quasi la metà (46,1%) cerca lavoro. Il mancato possesso di un’occupazione rappresenta l’aspetto più drammaticamente incisivo per i separati, in particolare all’interno di un contesto economico critico come quello italiano che ancora stenta a fornire prospettive lavorative soddisfacenti. Maggiormente colpite, risultano le donne, le quali, più frequentemente rispetto agli uomini ed in relazione a scelte di vita legate alla gestione della famiglia, della casa ed eventualmente dei figli, scelgono occupazioni subalterne spesso poco redditizie. 

Dai dati è emerso anche che, prima della separazione, il 43,7% degli intervistati viveva in abitazioni di proprietà e il 42% in affitto, mentre, successivamente alla separazione, le percentuali risultano notevolmente abbassate. Solo il 12,3% degli uomini dichiara di non aver cambiato abitazione dopo la separazione, mentre, tra le donne, quasi la metà vive ancora nella casa coniugale. 

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