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Deficit Pil in salita. Redditi degli italiani e consumi in discesa

ROMA – Numeri profondamente negativi continuano ad abbattersi sull’Italia, l’Istat ci informa infatti che il reddito disponibile degli italiani è calato in termini reali dell’1,1 per cento e che comunque stiamo cercando di risparmiare un pochettino in più, continuando a consumare sempre meno; e sempre l’Istat ci annuncia che nel 2013 il rapporto deficit/Pil ha fatto segnare 2,8 per cento al netto delle operazioni di swap, dato che però arriva al 3 per cento includendole, come al solito sul bordo del burrone.

 

Istat. Giù potere d’acquisto e consumi reali

Occorre distinguere il dato nominale sul reddito degli italiani dal dato reale, il dato nominale è quanto hanno avuto come reddito disponibile gli italiani nel 2013 rispetto al 2012, e questo dato è aumentato di un soffio, appena più 0,3 per cento. Il dato reale è invece il reale potere di acquisto delle famiglie, in cui si incrocia il dato nominale dei redditi e l’inflazione che si è avuta nello stesso periodo. In questo caso il dato è fortemente negativo. Nel 2013 infatti il reddito disponibile delle famiglie, tenuto conto dell’inflazione, cioè il potere di acquisto reale delle famiglie consumatrici, è diminuito dell’1,1%. 

Una famiglia che dispone di 35 mila euro annui di reddito ha così perso in termini reali potere d’acquisto per poco più di 30 euro mensili. 30 euro mensili di perdita sicura che dovrebbero essere compensati dai celeberrimi 80 euro mensili più volte promessi. A falcidiare i consumi ci ha pensato anche l’andamento della propensione al risparmio delle famiglie consumatrici, che nel 2013 è stata pari al 9,8%, e che soprattutto ha fatto registrare un  aumento di 1,4 punti percentuali rispetto all’anno precedente. 

 

Rapporto deficit/pil

Un altro dato negativo diffuso oggi dall’Istat riguarda invece il rapporto tra deficit e Pil. In questo caso il numero è quello spauracchio che ci ha sempre accompagnato negli ultimi anni. 3 per cento. A tanto ammonta infatti il deficit includendo l’impatto delle operazioni di swap, operazioni che servono a tutelare il bilancio da determinate oscillazioni di valore di altri titoli o cambi, una sorta di assicurazione.

Ed è proprio il dato del 3 per cento che è quello valido ai fini del rispetto dei trattati Ue. Il dato al netto degli swap è invece al 2,8 per cento. Nel complesso del 2013, le uscite totali sono diminuite dello 0,5% rispetto all’anno precedente e il  corrispondente rapporto rispetto al Pil è rimasto invariato al 50,6%; le entrate totali sono diminuite dello 0,3%, con un’incidenza sul Pil del 47,7% anch’essa stabile rispetto al 2012. La pressione fiscale è risultata pari nel 2013 al 43,8%, in flessione di 0,2 punti percentuali rispetto all’anno precedente. 

 

Andamento delle voci di bilancio

Da segnalare però come il grosso della riduzione delle spese sia da imputare alla riduzione dei costi degli interessi passivi sul nostro enorme debito pubblico ed alla riduzione delle spese in conto capitale. Gli interessi passivi sono infatti calati dai 23,2 miliardi di euro del IV trimestre 2012 ai 21,0 dello stesso periodo del 2013 mentre le uscite in conto capitale sono crollate di quasi 5 miliardi di euro, da 18,2 a 13,4 miliardi di euro. Il totale trimestrale delle uscite passa così da 235,7 a 230,6 miliardi.

Calano anche le entrate, ma un po’ di meno delle uscite, passando dai 229,5 miliardi di euro del IV trimestre del 2012 ai 226,3 dello stesso periodo del 2013.

 

Amerigo Rivieccio

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