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Sudafrica. La tragedia del Caso Pistorius

ROMA – Riparte a Pretoria il processo ai danni dell’atleta sudafricano,  Oscar Pistorius,  accusato di aver intenzionalmente ucciso la sua fidanzata a San Valentino del 2013. Attesa per oggi la sua testimonianza.

Non ci sono testimoni del fatto e l’atleta ventisettenne si è sempre difeso dicendo di aver sparato a Reeva Steenkamp, che era chiusa nel bagno, scambiandola per un ladro. La parola passa anche agli esperti che stabiliranno  se la modella sia morta al primo colpo di pistola oppure solo quando è stata colpita dal quarto colpo al cranio; Nel primo caso non avrebbe avuto il tempo di urlare consentendo a Pistorius di rendersi conto che non c’era un intruso nel suo gabinetto ma la sua compagna.  La difesa dell’atleta paraolimpico, sostiene che la maggior parte dei messaggi tra il velocista e la sua fidanzata mostrino comunque che la coppia si amava. Nel 15esimo giorno del processo, l’avvocato Barry Roux ha interrogato l’esperto di telefonia della polizia Francois Moller che ha recuperato più di 1.700 messaggi di testo inviati tra Pistorius e Steenkamp. Proprio ieri Roux aveva presentato alla corte dei messaggi dai quali l’atleta emergeva come un uomo geloso e con un cattivo temperamento, di cui la sua fidanzata aveva paura. “A volte ho paura di te e del modo in cui reagisci”, avrebbe scritto la ragazza un mese prima della sua morte. Mentre oltre il 90% rifletteva un rapporto normale ed amorevole. Nei messaggi Pistorius chiamava la sua fidanzata, ad esempio, “piccola”, “angelo” o “baba”. E due settimane prima di essere uccisa, la donna aveva scritto all’atleta: “La verità è che mi manchi”. E Pistorius le aveva risposto scrivendole: “Mi manchi così tanto!”.

In altri messaggi i due parlano anche della loro passione condivisa per i motori e inoltre, in  tribunale nei processi precedenti,  sono stati mostrati anche una foto inviata su WhatsApp da Steenkamp, in cui la ragazza mandava un bacio al suo fidanzato e un’immagine della coppia che si scambia effusioni in un negozio. Tuttavia, circa una settimana prima del dramma, la donna aveva scritto a Pistorius, ma senza ricevere risposta, “non posso essere attaccata da estranei perché esco con te, né essere attaccata da te – l’unica persona che mi deve proteggere”. Oggi, si è riaperto il processo  iniziato con le scuse alla famiglia della vittima, la testimonianza di Oscar Pistorius sotto processo accusato per avere ucciso intenzionalmente la sua fidanzata il 14 febbraio 2013, sparandole attraverso la porta del bagno di casa, a Pretoria. L’atleta paraolimpico, con la voce smorzata dal pianto, ha detto che stava “cercando di proteggerla” e che non riesce ad immaginare il dolore dei famigliari della vittima.

 

 

Alessandra Cifarelli

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