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ROMA – Puntare sulla cultura per far ripartire l’Europa. Un’urgenza condivisa da più  parti e ribadita anche dal ministro della Cultura francese, Aurelie Filippetti, subito dopo il vertice straordinario che si e’ svolto sul tema alla presenza di tutti i ministri francesi.

Ma come rendere la cultura uno strumento di rilancio dell’Italia e dell’Europa? “Faccio parte della commissione Cultura, e in questi cinque anni al Parlamento europeo abbiamo dato un forte contributo perché nella strategia Europa 2020 la crescita di cui si parla abbia prima di tutto il connotato di una crescita intelligente che significa più cultura, più istruzione, più  ricerca e più  innovazione. Credo che pero’ ci sia un altro aspetto, che sta diventando ormai una consapevolezza più diffusa: lo sviluppo e’ sostenibile non solo se lo e’ economicamente e dal punto di vista ambientale, ma anche da quello culturale. Se quindi c’e’ un accesso alla cultura più  ampio, pensiamo a quanto patrimonio culturale c’e’ e a quanto poco sia accessibile, e se si innova sulla cultura nelle modalità con cui si può utilizzare e fruire il patrimonio”. A rispondere all’agenzia Dire e’ l’europarlamentare Silvia Costa, a margine del seminario ‘Scuola e cultura della valutazione’ che si e’ tenuto oggi nella sede del Parlamento europeo, a Roma.  “Un’altra dimensione che attraversa la cultura- aggiunge Costa- e’ anche quella dell’inclusione sociale. Quando noi siamo periferici rispetto all’accesso all’istruzione, ci sono poche competenze e quindi anche poca partecipazione e coesione sociale. La cultura attraversa tutte le dimensioni della nuova prospettiva europea. In particolare, come relatore di Europa creativa penso di aver dato un contributo sia in questo campo, perché finalmente abbiamo un programma molto innovativo, i cui bandi sono già  in corso. Ci può essere quindi un’opportunità di progettazione molto interessante anche per il nostro Paese, naturalmente di concerto con gli operatori di altri Paesi”.

Per quanto riguarda la convinzione del ministro Filippetti, Costa spiega che “le sue parole mi hanno fatto tirare un sospiro di sollievo, perché negli ultimi due anni la battaglia in Europa e’ stata molto nostra quando abbiamo visto che sui fondi strutturali, cioè quelli che vanno per la programmazione della crescita territoriale, e Horizon 2020, i fondi per la ricerca, le parole cultura, scienze umanistiche e patrimonio culturale non c’erano. E’ grazie al Parlamento, e devo dire a noi italiani, in particolare penso al mio gruppo, se siamo riusciti a far si’ che questa consapevolezza diventasse anche scritta nero su bianco nei programmi. Quindi- conclude- ben venga questo pronunciamento forte dei ministri, tra cui il nostro Dario Franceschini. Ho visto con molta felicita’ che si parla di un Libro bianco sulla politica culturale negli prossimi cinque anni, e mi piacerebbe che davvero la cultura diventasse la nuova cifra di una ripresa dell’Europa e anche di una ripresa del metodo comunitario e di un’Unione più solidale e meno legata al tema finanziario ed economico”.

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