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KIEV – Continua la tensione in Ucraina. Alcuni mezzi blindati di Kiev sono arrivati da Dnipropetrovsk a Lugansk, città dell’Ucraina orientale. Qui insorti filo-russi armati occupano da alcuni giorni la sede locale dei servizi segreti, stando alle testimonianze raccolte dall Tv ucraina ‘1+1’.

All’ interno dell’edificio sono raccolte un migliaio di persone che rifiutano di consegnare le armi sottratte e stanno preparando bottiglie incendiarie da utilizzare nel caso di un assalto da parte delle unità di Kiev, ora in arrivo a Lugansk. Nel frattempo all’esterno si alzano barricate.

Insomma, la situazione resta esplosiva. Nel frattempo il ministro dell’Interno di Kiev, Arsen Avakov, ha avvertito che la crisi sarà comunque risolta nel giro di 48 ore, anche con il ricorso alla forza qualora i negoziati con gli insorti dovessero fallire. La tensione resta altissima, sempre a Donetsk a Lugansk, dove da domenica un migliaio di attivisti fedeli a Mosca occupano la sede dei servizi di sicurezza. I miliziani hanno rilasciato 56 «ostaggi», ha reso noto Kiev, ma intanto stanno erigendo barricate e preparando bottiglie incendiarie in vista di un assalto delle forze speciali. Mosca intanto ha ribadito che non ha alcuna intenzione di invadere l’est ucraino e che nessuno si deve preoccupare per la presenza di sue truppe a ridosso della frontiera comune. La Russia ha confermato ma solo come «possibile» il nuovo vertice annunciato dal segretario di Stato americano, John Kerry, per la settimana prossima in un’imprecisata località europea, a cui dovrebbero partecipare ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov e rappresentanti di Ucraina e Ue. Vladimir Putin comunque ha invitato Kiev a non fare nulla di «irreparabile» e ha invitato il colosso petrolifero Gazprom ad aspettare prima di chiedere il pagamento anticipato delle forniture di gas (in precedenza il premier Dimtri Medvedev aveva sostenuto che per il governo di Mosca è tempo di richiedere i pagamenti anticipati a Kiev). Ma secondo Putin è meglio negoziare, prima di farlo. È stata comunque Kiev a sospendere le importazioni di gas russo in seguito all’aumento del prezzo delle forniture, che Gazprom aveva portato da 385 a 485 dollari per mille metri cubi.

La cautela russa potrebbe essere legata all’incertezza della situazione sul terreno. Avakov è stato categorico: «I piani dell’operazione anti-terrorismo in tutte e tre le regioni», Kharkiv, Donetsk e Lugansk, «non sono stati annullati, e siamo in grado di attuare in qualsiasi momento tutte le iniziative prestabilite», ha sottolineato. «Esistono due opzioni», ha aggiunto, «una politica, attraverso le trattative, e poi quella della forza. A chi vuole il dialogo, proponiamo colloqui e una soluzione, appunto, politica. Per la minoranza che invece vuole il conflitto», ha ammonito, «ci sarà una risposta forte da parte delle autorità». Lo spettro di una guerra civile nella repubblica ex sovietica agitato martedì da Lavrov, è stato rievocato oggi dal ministro degli Esteri, Federica Mogherini: «C’è il rischio di un ulteriore deterioramento della situazione, di una disgregazione del Paese», ha avvertito la titolare della Farnesina. «C’è un rischio di guerra civile, perchè l’Ucraina è profondamente divisa al proprio interno. Se la comunità internazionale non fa molta attenzione ad evitare qualsiasi azione e reazione che possano alimentare la tensione, il rischio diverrà concreto». 

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