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Smantellamento Costa Concordia. Gabrielli: “40mln soluzione turca, 200 quella italiana”

ROMA – Il terribile naufragio della nave da crociera Cosa Concordia, avvenuto il 13 Gennaio del 2012, è un ricordo che rimarrà indelebile nella memoria di molti. A far ricordare in maniera ancora più vivida gli eventi e le perdite di quella notte al Giglio, c’è un’enorme relitto, simbolo di un disastro che non dovrà ripetersi, lapide di quelle 32 vittime innocenti.

Dopo 20 mesi dall’inizio delle procedure, il 17 settembre 2013, il raddrizzamento della nave è stato portato a termine ed ora non rimane che pensare allo smantellamento del relitto.

Diverse sono le possibili soluzioni. 13 tra i 30 porti sondati dalla società londinese, hanno presentato offerte. Tra le più interessanti, c’è quella turca, che prevede un esborso per l’azienda privata Costa, di 40 milioni di dollari. Per quanto riguarda le proposte italiane, quella di Civitavecchia ha richiesto ben 200 milioni di dollari per procedere col traino del relitto, cifra ritenuta del tutto “fuori mercato”. Altre due proposte italiane, sono quelle di Genova e Piombino. Quest’ultimo ha però il grosso problema di non possedere un bacino. Anche il porto di Palermo si era reso disponibile, ma ha recentemente ritirato l’offerta.  In fine, la Gran Bretagna e la Norvegia hanno avanzato delle proposte, ritenute non sostenibili a causa delle eccessive distanze.

Franco Gabrielli, capo della Protezione Civile, in audizione alla Commissione Ambiente della Camera sulla rimozione del relitto della Costa dall’Isola del Giglio, ha affermato, “Noi, ci aspettiamo non solo l’indicazione di una soluzione ma una corposa documentazione che illustri i rischi e le problematiche legate a ciascuna delle due soluzioni”. Le riflessioni relative a quale sia il metodo migliore di rimozione del relitto, non devono essere affrettate, anche perché, come ha affermato in passato lo stesso Gabrielli, questa vicenda ha insegnato che “sui tempi bisogna essere particolarmente cauti e attenti”, al fine di evitare di fare, nuovamente, il passo più lungo della gamba. Tuttavia era stato promesso che la nave sarebbe stata rimossa prima dell’estate, e Gabrielli informa che verrà fatto il possibile per rispettare i tempi.

Il Capo della Protezione Civile, ci tiene ad evidenziare anche che l’Italia non si occupa dello smantellamento di navi da ben 25 anni e che la proposta turca non deve scandalizzare, in quanto è proprio in Turchia che vengono mandate tutte le navi militari italiane che devono essere demolite. Nonostante questa osservazione, il ministro dell’Ambiente, Gianluca Galletti, intervenuto a Effetto Giorno di Simone Spetia, su Radio24 si è mostrato nettamente a favore dei porti italiani, “Su questa vicenda sono molto determinato, la Concordia deve essere smantellata in Italia. La tragedia è avvenuta nel nostro mare, abbiamo avuto vittime, danni ambientali ed economici. Ora è giusto che si chiuda il cerchio”. Il ministro Galletti, ci tiene affinché non vengano sottovalutate, le potenziali opportunità economiche derivanti dallo smantellamento, il quale potrebbe fornire svariati posti di lavoro.

Uno degli aspetti da tenere maggiormente in considerazione, è sicuramente quello economico. Infatti, tutti i costi sono a carico degli assicuratori e dell’azienda Costa, la quale, essendo privata, potrebbe rischiare un fallimento, soprattutto alla luce degli 1,1 miliardi già spesi.

In conclusione, il quadro generale risulta complesso e ricco di alternative, bisognerà ora aspettare il tempo necessario affinché venga selezionata l’offerta più conveniente sotto il punto di vista non solo economico, ma anche ambientale e di sicurezza delle operazioni.

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