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Decreto Poletti, Renzi blinda il testo. Giovedì il voto di fiducia alla Camera

 

Ncd e SC puntano a modifiche al Senato

ROMA – Il decreto legge sul Lavoro, che rappresenta una  delle fondamenta del più ampio e discusso Jobs Act, è arrivato in Parlamento, come avevamo già detto e scritto ieri, scatenando una vera e propria bagarre nella maggioranza. Ai ferri corti le componenti del Pd e tra loro il Nuovo Centro Destra di Angelino Alfano. Di fronte a una tempesta di dichiarazioni il Governo, prendendo atto che l’accordo tra le parti è praticamente impossibile da raggiungere, ha deciso, di porre la questione di fiducia sul testo emendato in Commissione, che prevede l’importante taglio da 8 a 5 delle possibilità di rinnovare i contratti a termine nell’arco di 36 mesi. A tappe forzata l’approvazione del Decreto mercoledì inizieranno le dichiarazioni di voto, poi la prima “chiama”, per poi chiudere giovedì giovedì tra tarda mattinata e primo pomeriggio con il voto di fiducia sul provvedimento. Ad annunciare le intenzioni del Governo, il ministro Boschi. Fuoco e fiamme dal Nuovo Centro Destra: “Voteremo la fiducia alla Camera – ha annunciato la Capogruppo alla Camera De Girolamo – ma non rinunciamo a dare battaglia al Senato per difendere il Dl Poletti. Esistono due sinistre: quella riformista di Renzi e Poletti e quella conservatrice di Damiano”. Anche Scelta Civica propende per un sì alla fiducia posta dal governo su decreto lavoro, ma i mal di pancia sono più che evidenti. Questa componente della maggioranza che sostiene Renzi, dirà sì alla Camera, con la speranza, però di recuperare al Senato quanto richiesto in tema di modifiche al Decreto . Sul punto puntualizza, anche se con poche certezze, il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti: “Al Senato si continuerà a discutere naturalmente. Non è ancora tutto risolto”.


Durissimo, invece, come è ormai nel suo stile ritrovato, Renato Brunetta: Questo governo non ha più la maggioranza ed i numeri per governare. Altro che treno veloce, corre solo per andare a sbattere”. Brunetta chiede di tornare al testo originario, quello che non ha incassato le modifiche fortemente volute dalla sinistra del Pd: “Come abbiamo avuto modo di denunciare nei giorni scorsi, è più che mai evidente l’enorme problema politico che si è creato all’interno della maggioranza sul decreto Poletti. Nel corso dei lavori in Commissione, Forza Italia è stata disponibile ad apportare modifiche al testo, ma il dibattito si è risolto in un braccio di ferro tra la sinistra del Partito democratico e il Nuovo Centrodestra, che adesso sostiene che il decreto sia stato peggiorato. Non possiamo accettare che i dissidi interni alla traballante maggioranza di governo siano messi a tacere con l’apposizione della questione di fiducia. Chiediamo il ritorno all’impianto originale del decreto, che ci ha trovati favorevoli fin dall’inizio: in questa direzione vanno i nostri emendamenti presentati in Aula; è l’unica strada per evitare l’ennesimo pasticcio del Governo Renzi”. Per chiudere ed a rappresentare la posizione di una vasta componente del Pd, parla il Presidente della Commissione Lavoro, Cesare Damiano: “Il testo uscito dalla commissione è di grande equilibrio e dà alle imprese ulteriore buona flessibilità senza negare i diritti dei lavoratori. La parte relativa all’apprendistato – spiega l’esponente della minoranza Pd – corregge a nostro avviso un errore del governo perchè non prevedere l’apprendistato con la formazione, vuol dire negare la natura stessa dell’apprendistato. La fiducia del governo – conclude – ci trova concordi dato che non è stato possibile trovare un ulteriore punto di incontro”.

 

 

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