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Siae. Il governo non scarichi sui consumatori la diatriba tra autore e produttori

ROMA – Il Governo non si sogni di dar luogo all’aumento richiesto dalla Siae sul contributo per le copie private, senza che siano state prese tutte le misure per evitare che a pagare siano ancora una volta i consumatori. Lo ha detto Federconsumatori stamane al tavolo di consultazione indetto dal Ministro della cultura Franceschini.

Al centro della discussione il balzello che già ora si paga al momento di acquistare apparecchiature elettroniche in grado di riprodurre opere soggette al diritto di autore (computer, scanner, videoregistratori, smart phone ecc.). La legge prevede che ogni tre anni il Ministero aggiorni questa quota (che oggi ammonta mediamente a 0,90 euro per pezzo venduto) e che deve essere pagata dai produttori delle suddette apparecchiature. Il termine è già scaduto da 16 mesi senza che la quota sia stata aggiornata a causa del duro braccio di ferro in atto tra gli autori (che tramite la Siae chiedono di portare il compenso medio a circa 4 euro) e i produttori di apparecchiature elettroniche (che ritengono la richiesta troppo esosa). Federconsumatori sa bene che in questi casi la tentazione delle industrie di scaricare sulle tasche del consumatore finale il maggiore onere dovuto dai produttori, diviene incontenibile. Per questo si è dichiarata nettamente contraria all’aumento del compenso per le copie private in assenza di ferrei e verificabili impegni del Governo ad evitare abusi che oltre a costituire un’ingiustizia intollerabile, specialmente in questo momento di grave crisi economica, alimenterebbero anche la spirale dell’inflazione.  

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