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Stamina. Chiusa inchiesta, 20 indagati tra cui Vannoni

TORINO –  La Procura di Torino mette uno stop al metodo Stamina. Oggi si sono chiuse infatti le indagini preliminari che vedono indagate venti persone. Tra questi il guru di Stamina, Davide Vannoni e il suo braccio destro Marino Andolina.

I reati ipotizzati: somministrazione di farmaci imperfetti, pericolosi per la salute pubblica, truffa e associazione per delinquere. Inoltre, il pm ha ipotizzato che numerosi familiari dei pazienti in cura abbiano versato alla Stamina Foundation somme di denaro fra i 30.000 e i 50.000 euro. 

Gli ultimi mesi di accertamenti si sono concentrati sulle vicende che hanno coinvolto gli Spedali Civili di Brescia, dove la sperimentazione del metodo è stata prima avviata e poi bloccata. 

Vannoni aveva importato dall’Ucraina il metodo con cui gli era stata curata una semiparesi al viso.  Successivamente aveva allestito un laboratorio in un seminterrato di Torino in via Giolitti. I pazienti sottoposti alle cure tra il 2007 e il 2009, secondo l’accusa avrebbero versato somme dai 30mila ai 50mila euro a Stamina Foundation Onlus, per la ricerca sulle staminali, nonostante l’assenza di riscontri. Vannoni al momento è imputato in un altro processo a Torino con l’accusa di tentata truffa ai danni della Regione Piemonte che aveva prima autorizzato e poi bloccato uno stanziamento a un’altra sua società (Medicina rigenerativa) di 500mila euro per la ricerca sulle staminali.

I pm: pazienti come cavie

I pm di Torino scrivono addirittura che i pazienti sottoposti al metodo Stamina sono stati usati come cavie umane. “L’Associazione somministrava o faceva somministrare ai pazienti preparati senza conoscerne natura, implicazioni, potenzialità e rischi e senza eseguire o far eseguire i test necessari prima dell’impiego del prodotto sull’uomo, così indebitamente trasformato in cavia. Non è  stata fornita «ai pazienti un’adeguata informazione circa la terapia da somministrare, la natura dei trattamenti cui sarebbero stati assoggettati ed i possibili rischi ad essi connessi”. 

Minacce e pressioni sui pazienti 

Inoltre stando a quanto scrive il pm di Torino Raffaele Guariniello, che dal 2009 si sta occupando della questione, nell’avviso di conclusione indagini  si parla addirittura  di ‘minacce’ e ‘pressioni psicologiche’ da parte del chirurgo Marino Andolina. Sempre secondo i pm, Andolina avrebbe fatto firmare ai pazienti moduli di consenso informato in bianco, senza fornire informazioni adeguate ed esaustive rispetto alle terapie a cui sarebbero stati sottoposti. “Prescriveva la terapia del metodo Stamina a pazienti con varie patologie neurodegenerative, anche in mancanza del requisito del pericolo di vita del paziente stesso necessario per l’accesso alle ‘cure compassionevoli’, allo scopo di permettere agli stessi o ai loro familiari di poter presentare il ricorso davanti ai Tribunali del Lavoro e ai Tar” scrivono ancora i pm.

I medici ‘pentiti’

Ma c’è dell’altro. Infatti sono circa una ventina i medici ‘pentiti’ che hanno dichiarato di conoscere poco o nulla del metodo in questione, o addirittura di  non aver rilevato miglioramenti concreti nei pazienti. “Mi vergogno della mia leggerezza” oppure “Mi sono lasciato ingannare dalla parola ‘compassionevole’”, “Stamina è una scatola vuota”, sono queste le dichiarazioni sconcertanti contenute negli atti della procura. 

Sempre per la procura di Torino le certificazioni sui presunti miglioramenti venivano portate da Vannoni a dimostrazione della validità del metodo e avrebbero indotto in errore i tribunali del lavoro, che in circa 180 casi si sono espressi dando ragione ai pazienti e autorizzando le cure. 

Vannoni: “sono tranquillo, ho le carte e mi difenderò”

Alle accuse oggi Vannoni, affatto sorpreso, ha replicato dichiarandone la loro infondatezza e soprattutto ha sostenuto di avere le carte necessarie per dimostrarlo.  “Mi aspettavo queste accuse, che sono totalmente infondate. Ho le carte per dimostrarlo, e conto di difendermi al Gip o al processo”. “Come fa il giudice a parlare dei pazienti – si chiede Vanoni – se non hanno le valutazioni dei medici che abbiamo noi? Mi ha stupito trovare tutto pubblicato prima di ricevere io le carte che mi accusano, fa anche questo parte di una battaglia anche politica che condurremo”. “Non accetto le accuse di aver danneggiato i pazienti. Noi sappiamo bene cosa iniettiamo, e lo dimostreremo” ha concluso Vannoni.

Indagati il responsabile dell’Aifa e il direttore sanitario degli Spedali di Brescia

Ad essere coinvolti nell’inchiesta anche Carlo Tomino, responsabile dell’ufficio ricerca e sperimentazione clinica dell’Aifa e Ermanna Derelli, direttore sanitario degli Spedali Civili di Brescia. A Tomino viene contestata l’agevolazione, la commercializzazione e la somministrazione dei farmaci del metodo Stamina, mentre la Derelli è accusata di essere promotrice, organizzatrice e partecipe dell’associazione, di aver promosso “grazie ai propri poteri di gestione” l’attività di Stamina Foundation all’interno dell’ospedale. Secondo il pm Guariniello la Derelli avrebbe vantato ripetutamente l’efficacia e la sicurezza della terapia Stamina.

Il commento della Lorenzin

Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha così commentato la notizia: “Non sono stupita. Ora vedremo l’esito del processo. Questa è una vicenda che ha tenuto l’Italia con il fiato sospeso e me con molte preoccupazioni e ansie”.   “L’importante – ha aggiunto  Lorenzin – è che da questa vicenda esca chiarezza, perché le vittime sono le migliaia di persone che hanno creduto di poter aver una cura miracolosa”.

 

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