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ROMA – Con un vero e proprio blitz i giovani della Coldiretti si sono imbarcati per occupare il Canal Grande a Venezia E chiedere l’assegnazione dei terreni agricoli pubblici  per combattere la disoccupazione e sostenere la ripresa dell’economia.

L’iniziativa di mobilitazione per il primo maggio si svolge della diffusione dei dati Istat sul lavoro con Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni a marzo e’ al 42,7 per cento, sostanzialmente stabile rispetto al mese precedente ma in aumento di 3,1 punti nel confronto annuo. La cessione di questi terreni – sottolinea la Coldiretti – toglierebbe allo Stato il compito improprio di coltivare la terra, renderebbe disponibili risorse per lo sviluppo ma soprattutto avrebbe il vantaggio di rispondere alla domanda di terra da coltivare delle giovani generazioni.

Solo in Veneto secondo i dati dell’ultimo censimento  che parla di  15 mila gli ettari gestiti da enti pubblici vari: Stato, Regione, Province, Comuni, Università, Enti di Sviluppo Agricolo, etc.. A guidare gli under 30 di Coldiretti, Andrea Barbetta,  22 anni studente e già titolare d’azienda. “Chiediamo più trasparenza, vogliamo conoscere quali e quanti appezzamenti, parcelle incolte, abbandonate o ancora vincolate. Vogliamo accedere ai bandi di gara per l’assegnazione dei terreni con priorità: non possiamo competere con le grandi disponibilità economiche di aziende ben strutturate, ma in cambio diamo l’intraprendenza e prospettive occupazionali di lungo termine.  Siamo pronti a ridare  fertilità a questi campi e, di conseguenza, più prodotti genuini ai cittadini con un territorio più sicuro e curato”.

L’impegno, i ragazzi di Coldiretti, lo vogliono prendere di fronte alla società e per questo hanno raggiunto  la sede del Consiglio del Veneto per incontrare la IV Commissione Consiliare riunita per l’esame del progetto di legge “Banca della terra veneta”.  L’interesse crescente dei giovani per l’agricoltura e l’agroalimentare con l’aumento delle iscrizioni scolastiche a tutti i livelli testimonia una vera rivoluzione culturale, con le nuove generazioni che –sostiene la Coldiretti –  hanno visto prima e meglio di altri dove ci sono reali prospettive e di fiducia per l’Italia che per crescere deve puntare su quegli asset di distintività nazionale che garantiscono un valore aggiunto nella competizione globale come il territorio, il turismo, la cultura, l’arte, il cibo  e la cucina. Non è un caso che secondo l’ultimo sondaggio Coldiretti/Ixe’ il 54 per cento dei giovani oggi preferirebbe gestire un agriturismo piuttosto che lavorare in una multinazionale (21 per cento) o fare l’impiegato in banca (13 per cento) che sono stati per lungo tempo il miraggio di intere generazioni.

 

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