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Il Museo di Roma in Trastevere espone le fotografie del World Press Photo 2014

ROMA- Giunge alla sua cinquantasettesima edizione il World Press Photo, prestigioso evento internazionale di fotogiornalismo. Dal 2 al 23 Maggio verranno esposte le fotografie della manifestazione nel Museo di Roma in Trastevere,  situato nell’ex monastero seicentesco di Sant’Egidio, dove un tempo vissero le carmelitane scalze.

Le sue porte si sono aperte per accogliere con orgoglio fotografie che riportano alla luce conflitti ed eventi di rilievo verificatisi nell’arco dell’ultimo anno : vincitrice del secondo premio “Spot News Reportage” è lo scatto che testimonia l’attacco terroristico che nel Settembre del 2013 colpì il centro commerciale situato a Nairobi; vince invece il primo premio “Spot News Foto Singole”, la fotografia che ritrae la tragica situazione scaturita in seguito al tifone che l’8 Novembre 2013 invase le isole centrali dell’arcipelago delle Filippine.

Nell’edizione di quest’anno sono giunti alla giuria oltre 98mila scatti effettuati da 5000 fotografi professionisti di 132 diverse nazionalità.Ogni anno, una giuria indipendente, formata da esperti internazionali, è chiamata a esprimersi su migliaia di domande di partecipazione provenienti da tutto il mondo, inviate alla World Press Photo Foundation di Amsterdam da fotogiornalisti, agenzie, quotidiani e riviste. Le categorie per le quali i partecipanti hanno concorso sono in tutto nove:  Spot News, Notizie Generali, Storie d’attualità, Vita quotidiana, Ritratti in presa diretta, Ritratti in posa, Natura, Sport in azione e Sport in primo piano. Tra i cinquantatre premiati, figurano tre italiani: ad ottenere il premio nella sezione “Notizie Generali” è Alessandro Penso; nella stessa categoria Gianluca Pannella riceve il terzo premio per i suoi reportage che contengono le immagini di Gaza durante un black out ; infine nella sezione “Natura” trionfa Bruno d’Amicis.

Il World Press Photo dell’anno è stato assegnato al fotografo americano John Stanmeyer: la foto vincitrice, scattata sulla spiaggia di Gibuti, ritrae alcuni migrati africani che cercano di mettersi in contatto con la loro casa. Attraverso i telefonini cercano di captare la rete della vicina Somalia. Nel buio della notte si scorgono solo le loro ombre e piccoli puntini luminosi.

Stando alle dichiarazione di Jillian Edelstein, membro della giuria, “la foto vincitrice è collegata a tante altre storie. Apre la discussione sui temi della tecnologia, della globalizzazione, dell’emigrazione, della povertà, della disperazione, dell’alienazione e dell’umanità. Si tratta di un’immagine molto sofisticata, potentemente sfumata. È così sottilmente realizzata e in modo così poetico, sebbene sia piena di significato, da trasmettere questioni di grande gravità e preoccupazione nel mondo di oggi”. 

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