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Renzi non c’è. Camusso non gliele manda a dire

 

ROMA – L’applauso più forte, uno dei quaranta ricevuti, Susanna Camusso l’ha avuto quando ha  affrontato il problema del rapporto con il governo.

 Ad ascoltarla non c’era Matteo Renzi e neppure,  il ministro del Lavoro, Poletti che, da Parigi, se la  cava con un ci facciano sapere cosa propongono. Il segretario generale della Cgil, quasi sei milioni di iscritti non si può liquidare con una battuta. Ha posto un problema di fondo al governo, alle forze politiche, al Pd in particolare che del governo è maggioranza e collocata a sinistra. Ha detto che la Cgil “contrasterà l’idea di autosufficienza del governo che taglia non solo l’interlocuzione con le forme di rappresentanza, ma ne nega il ruolo  partecipazione e di sostanziamento della democrazia.” 

L’autosufficienza della politica determina una torsione democratica

Un giudizio ancor più duro quando parla di “una logica di autosufficienza della politica che sta determinando una torsione democratica verso la governabilità a scapito della partecipazione.” Richiama la concertazione  che è stata “possibile e utile per il Paese” ma, avverte: “Non abbiamo però la vocazione al soggiorno nella ‘sala verde’, se la si considera inconcludente non ci manca la terra sotto i piedi. Ci auguriamo, però, che tanta autosufficienza non produca nuove vittime delle leggi di riforma, come gli esodati, figli del disprezzo delle competenze.” Poi il discorso si fa sempre più serrato. Camusso, di fatto, annuncia un cambiamento di strategia del sindacato. Dalla concertazione rifiutata da questo governo e da quelli che l’hanno preceduto si passa ad una nuova fase, quella della contrattazione, contrattazione del  lavori, contrattazione sociale.

Si apre una nuova fase, quella della contrattazione. 

Dice Camusso: “non ci sentiamo orfani, ma protagonisti. Senza concertazione non viene meno il protagonismo e la capacità di far valere le nostre ragioni”.  Parla di responsabilità dello scegliere, del cambiare che non permette di dire che destra e sinistra sono uguali, perché basterebbe declinare giustizia sociale per sapere che le strade si divaricano. Per la Cgil ora più che mai ha valore fondante la contrattazione.”  Da qui la  proposta che il segretario generale rivolge al Congresso, alla Cisl e alla Uil per l’apertura di quattro grandi vertenze scritte sui lati del quadratino rosso, simbolo della Confederazione di Corso d’Italia. Le pensioni con al centro “una prospettiva dignitosa per i giovani, i precari, ovvero il tema della ricostruzione della pensione basata sulla previdenza pubblica. Non l’idea di un ritorno indietro, come nulla fosse, restando nel recinto di chi difende una parte, ma un sistema equo, che reintroduca certezze e libertà di scelta”.

Pensioni, ammortizzatori sociali, lavoro povero, fisco

E sugli altri lati del quadratino rosso, ad accompagnare le pensioni, gli ammortizzatori sociali, il lavoro povero, il fisco a partire dalla lotta all’evasione. Quattro vertenze che danno  sostanza  allo slogan del Congresso “Il lavoro decide il futuro”, indicano un  progetto di società, un programma per  un nuovo sviluppo, richiamano il Piano del lavoro che non è una cosa astratta, un saggio di politica economica e sociale ma uno strumento di lotta. Sa bene il segretario generale della Cgil che il percorso è tutto in salita. Che queste tematiche non sono, e lo dice, in cima all’agenda politica attuale.

Mobilitazione in tutti i luoghi di lavoro e nei territori

Che per riportarle in primo piano occorrono alleanze,consenso, iniziativa. Non bastano le parole, serve la “mobilitazione in tutti i luoghi di lavoro, in tutti i territori. Questo significa la scelta della contrattazione sociale che va di pari passo con la contrattazione del lavoro,  il valore del contratto nazionale, la contrattazione aziendale. Vale questo anche per riforme quale quella della pubblica amministrazione a partire dal rinnovo dei contratti pubblici per sanare l’ingiustizia di sei anni di blocco, ma soprattutto per qualificare la riforma della Pa, organizzazione del lavoro, qualità dei servizi, efficacia, rapporto con i cittadini, sottrazione alla politica.  “Tornare a quell’antica passione di quale Paese vogliamo, di come lo proponiamo, di come ne discutiamo in tutti i luoghi, tenendo alte le bandiere della Cgil, ognuna delle quali deve dire ‘Il Lavoro decide il Futuro’.

 

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