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Cannes 2014. “Le meraviglie” italiane non abbagliano. Recensione. Clip

ROMA – Non bisogna farsi abbagliare dal titolo del nuovo lungometraggio di Alice Rohrwacher “Le meraviglie” – unico film italiano in concorso alla 67° edizione del Festival di Cannes – la cui unica vera meraviglia è costituita dalla natura, quella dei paesaggi tosco-laziali dove è ambientata la storia.

Il lungometraggio racconta l’estate di una famiglia rurale atipica. Il padre tedesco Wolfgang, apicoltore per scelta, la madre italiana Angelica e le loro 4 figlie femmine: la primogenita Gelsomina, Marinella, Caterina e Luna. In casa si parlano più lingue: italiano, francese e tedesco, usate distintamente secondo il tono delle conversazioni. A completare il quadro familiare Coco, ospite fissa della casa, anche lei nordeuropea come Wolfgang, spesso mediatrice tra il burbero padre e le figlie.

Il personaggio centrale della storia è la dodicenne Gelsomina definita “il capofamiglia” per la sua saggezza e precoce maturità, esperta apicoltrice, braccio e mente dell’attività a conduzione familiare. Sul suo passaggio dall’infanzia all’adolescenza si incentra la storia, che racconta le prime ribellioni in famiglia, i primi languori e la voglia di evasione dalla quotidianità. Sarà proprio Gelsomina, ammaliata dallo show televisivo a premi “Il paese delle Meraviglie” condotto da Milly Catena, una Monica Bellucci in vesti etrusche e dalle candide trecce, a iscrivervi la famiglia. Sin da principio contrario alla partecipazione è suo padre Wolfgang critico verso qualunque contatto con il mondo esterno, ritenuto “irrimediabilmente corrotto e contaminato”, secondo una visione postsessantottina.

Lo show trash in ridicoli costumi bucolici che assegnerà il premio “c’era una volta” non al prodotto più genuino ma al contadino più accattivante per l’audience riecheggia i meccanismi già esaminati in “Reality” di Matteo Garrone, fortemente critico verso “la televisione spazzatura”.  Più temi, tra cui il rapporto padre-figlia, la tutela della natura, il passaggio all’età adulta, la televisione contaminatrice vengono toccati, senza esser poi approfonditi: sono così flebili i collegamenti tra le varie anime del film, da risultare impercettibili e poco chiari allo spettatore. Non sono mancati gli sbadigli durante la proiezione, per l’eccesso descrittivo di alcune sequenze, quasi mute. Tra le scene più divertenti e tenere il siparietto anni ’90 delle due sorelle che imitano Ambra e la sua popolare “T’appartengo”, cantandola a tutto volume all’ombra del casolare. Davvero brava è la neo-attrice Maria Alexandra Lungu (Gelsomina), una giovane promettente da non perdere di vista. “Le Meraviglie” non è altro che una bella favola rurale in chiave moderna, con riferimenti autobiografici all’infanzia della regista, cresciuta vicino Fiesole: tanti gli spunti positivi, pochi davvero centrati. 

Le meraviglie (111’), nelle sale dal 22 maggio

di Alice Rohrwacher

Con Maria Alexandra Lungu, Sam Louwyck, Alba Rohrwacher, Sabine Timoteo, Agnese Graziani e Monica Bellucci

Le meraviglie – Clip del temporale

 

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