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Continua il crollo del commercio, retribuzioni mai così basse

 

ROMA – Oggi l’Istat ha diffuso dati deprimenti sull’andamento del commercio al dettaglio, delle retribuzioni, e della copertura contrattuale dei lavoratori. 

Molto forte il dato sui consumi alimentari, che col meno 6,8 per cento in un anno fanno registrare la peggiore performance da quando questo indice ha cominciato ad essere rilevato, nel 1995. E molto forte anche il dato sull’incremento delle retribuzioni contrattuali orarie, che fa segnare un misero più 1,2 per cento sull’anno precedente, anche questo dato peggiore dall’inizio dell’indice nel 1982, ma si conferma “media del pollo di Trilussa” con i dipendenti pubblici che continuano a vedere zero sulla loro casella. Continua invece ad essere sui minimi il numero dei lavoratori dipendenti con un contratto collettivo nazionale di lavoro in vigore, con il solo accordo per la Ceramica recepito.

 

Istat. Commercio al dettaglio, gli italiani hanno smesso di mangiare?

Continua il calo dei consumi, questa volta aggravato da uno scherzo di calendario dovuto al fatto che l’anno scorso Pasqua cadde in marzo, così a marzo 2014 l’indice destagionalizzato delle vendite al dettaglio ha fatto registra una diminuzione di 0,2 % rispetto al mese precedente, il primo trimestre 2014 ha fatto segnare meno 0,3% contro il trimestre precedente. Ma soprattutto rispetto a marzo 2013, il totale delle vendite fa segnare una flessione del 3,5%. Con variazioni negative per il non alimentare, meno 1,5%, e record per le vendite di prodotti alimentari (-6,8%). Un calo di queste proporzioni non si era mai visto dall’inizio delle serie storiche nel 1995. Sotto il profilo della forma distributiva si registrano cali, rispetto a marzo 2013, sia per le vendite della grande distribuzione (-5,1%), sia per quelle delle imprese operanti su piccole superfici  (-2,3%).

 

Retribuzioni contrattuali. Avanti adagio per i privati. Di nuovo fermi i pubblici

Poco più di un occupato su tre ha un contratto vigente di riferimento. Secondo l’Istat alla fine di aprile 2014 i contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore per la parte economica riguardano appena il 38,4% degli occupati dipendenti e corrispondono al 37,6% del totale delle retribuzioni osservato. Forse anche a causa di questo la dinamica retributiva fa segnare il miglioramento minore da quando esistono le serie storiche nel lontano 1982, mai le retribuzioni erano andate avanti così lentamente.  Nel mese di aprile l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie rimane invariato rispetto al mese precedente e aumenta di appena l’1,2% nei confronti di aprile 2013. Ma l’andamento medio ha una composizione che è una conferma di quanto già visto, con riferimento ai principali macrosettori, infatti le retribuzioni contrattuali orarie fanno segnare un più 1,6% per i dipendenti del settore privato e una variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione.

Contratti. Quasi 8 milioni in attesa di rinnovo

Alla fine del mese di aprile è stato rinnovato l’accordo solo per la ceramica e nessun accordo è venuto a scadenza. In vigore al momento ci sono 30 contratti, tutti del settore privato, relativi a circa 5 milioni di lavoratori, ovviamente sempre tutti del settore privato. Restano da rinnovare 45 contratti, di cui 15 della Pubblica Amministrazione, relativi a poco meno di 8 milioni di lavoratori. Di questi 2,9 sono nella Pubblica Amministrazione che ha il record del 100% dei contratti in attesa di rinnovo.

 

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