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Michelangelo, «artista universale». Le parole di Sergio Risaliti

Lo studioso racconta l’artista in occasione della rassegna ai Musei Capitolini di Roma

ROMA – Sergio Risaliti, fra i curatori dell’esposizione organizzata ai Musei Capitolini 1564 – 2014, Michelangelo, incontrare un artista universale, fino al 14 settembre 2014, racconta la figura del genio rinascimentale in rapporto a Roma, luogo in cui la poetica del maestro diventa «universale».

Cosa significa per Michelangelo vivere e lavorare a Roma?

«L’arrivo a Roma per Michelangelo vuol dire entrare non soltanto virtualmente ma anche realisticamente a contatto con il mito, con la storia antica e con la sfera religiosa più alta e universale. È qui che cambia tutto, che lo spirito del giovane talento diventa universale. A Firenze le dimensioni culturali son ben altre; a Roma, invece, Michelangelo conosce l’”universale” dal vivo, ci entra a contatto, acquisendo le proporzioni monumentali delle grandi architetture».

Come avviene questo processo?

«Come detto a Roma avviene il passaggio dall’ideale all’universale: mentre a Firenze Michelangelo è un artista che lavora guardando all’ideale classico, a Roma capisce che si deve confrontare e spingere verso una dimensione maggiore e diventare un artista a 360 gradi, sia nella scultura sia nella pittura, ma anche nella poesia che a Roma affronterà in maniera diversa. Inoltre, è a Roma che il suo lavoro segue le grandi ambizioni del papato che alla fine del Quattrocento torna ad essere protagonista della storia dell’arte con alcune imprese straordinarie, una per tutte la Cappella Sistina, e poi le tante architetture».

Un artista a tutto tondo quindi…

«La statuaria di Michelangelo a Roma acquista nuove proporzioni, un nuovo rapporto con l’anatomia e il corpo nudo, maschile o femminile che sia, che anticipa gli esiti dell’arte a venire, trasformando la scultura in qualcosa di completamente moderno. Le tensioni, la drammaticità della vita, Michelangelo vive una trasformazione: da giovane fiorentino vezzeggiato, in particolar modo dai Medici, a uomo impegnato a Roma, dove si deve confrontare con le dimensioni della politica e della società, ma pure con il rapporto con gli intellettuali. È qui che percepisce, probabilmente, di più le crisi religiose, vivendo da vicino importanti vicende, come la Riforma e la Controriforma».

Quanto è importante la poesia nell’esperienza artistica di Michelangelo?

«Nella mostra grande importanze ha anche la poesia: abbiamo voluto sottolineare la quadruplice universalità dell’artista rinascimentale che si è espresso nella pittura, nella scultura, nell’architettura e nella poesia. Probabilmente capire Michelangelo poeta è riuscire a comunicare con le sue opere e comprendere la sua arte oltre la bellissima apparenza delle sue forme, entrando nella profondità spirituale dell’uomo».

 

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