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2 giugno. Napolitano, impegnati per pace in Europa. Polemiche sulla parata

 

ROMA – Le Frecce Tricolori sono tornate a volare, per la prima volta sotto gli occhi attenti di un ministro della Difesa donna. Con meno richiami alla spending review, che nel 2013 aveva lasciato a terra i mezzi dell’aeronautica, e maggiore attenzione alla situazione dei due marò del battaglione San Marco detenuti in India, si è tenuta la tradizionale parata del 2 giugno ai Fori Imperiali, iniziata, come sempre, con l’omaggio delle alte cariche dello Stato al Milite Ignoto.

Alla fine, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, osannato dalla folla si è compiaciuto con il ministro della Difesa Roberta Pinotti «per la perfetta organizzazione della manifestazione e l’impeccabile sfilamento dei reparti militari e delle rappresentanze civili». Nel suo messaggio al Capo di Stato Maggiore della Difesa, Ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, il Capo dello Stato invece ha sottolineato che le Forze armate italiane, «attraverso il processo di profonda riorganizzazione intrapreso, vogliono decisamente rafforzare le capacità umane e tecnologiche e la prontezza di impiego per assolvere con efficacia i propri compiti, ricercando nella dimensione europea la principale direttrice di integrazione e di sviluppo». «Gli stati europei, che un secolo fa si combattevano con feroce accanimento, oggi sono uniti sotto la stessa bandiera – sottolinea il Presidente della Repubblica – Nel nome di comuni valori di libertà, giustizia ed eguaglianza, perseguono insieme la prosperità, lungo un irrinunciabile percorso di integrazione economica, politica e istituzionale. Anche per l’Europa la pace non è un bene definitivamente acquisito». «Lo dimostrano – prosegue il presidente – l’acuirsi di gravi focolai di tensione a ridosso dei confini dell’Unione e il necessario, costante impegno della Comunità internazionale nella gestione delle crisi e nel contrasto del terrorismo e della criminalità organizzata. Nel mondo della competizione economica e della globalizzazione, gli strumenti militari dei paesi democratici sono chiamati ad assolvere compiti vitali di dissuasione, prevenzione e protezione per la sicurezza dei cittadini e a tutela della legalità». 

 «Di questa complessa e delicata realtà sono da tempo consapevoli protagoniste le Forze armate italiane», sottolinea Napolitano evidenziandone la «dimensione europea». «Le Forze armate – prosegue – meritano il profondo apprezzamento del Paese per la professionalità, la dedizione al servizio e il valore dimostrati in tutti i teatri operativi, anche nelle situazioni più difficili». A rompere gli schemi ci ha pensato il premier Matteo Renzi che, al termine della parata – a cui ha assistito insieme a Napolitano, ai presidenti di Senato e Camera, Piero Grasso e Laura Boldrini, e al presidente della Corte Costituzionale Gaetano Silvestri – è rientrato a piedi a Palazzo Chigi, concedendosi alle battute ai selfie dei cittadini che, in tantissimi, lo hanno fermato lungo via del Corso per uno scatto o un incitamento. Il ministro della difesa Roberta Pinotti sottolinea: «Il 2 giugno di sessantotto anni fa, gli italiani sceglievano questa nuova forma istituzionale. Non era un modo di rinnegare il passato, la storia che avevano vissuto, il percorso che aveva portato al Risorgimento, all’Italia unita e alla lotta per la Liberazione. Era, al contrario, una scelta pensata e voluta fortemente per potersi sentire cittadini più liberi e più partecipi delle scelte che li riguardavano. Da allora, l’Italia e gli Italiani sono cambiati in tante cose, ma sono rimasti uguali i valori che ci animano, la nostra cultura, la volontà di fare bene e di contribuire ad un futuro migliore, per il mondo che abbiamo attorno e per i figli che verranno».  

Inutile parata 

«È vergognoso che mentre gran parte dei cittadini si dibatte nella grave crisi che dal 2007 attanaglia il nostro Paese, si abbia ancora il coraggio di spendere tanto denaro pubblico per una inutile parata militare che nulla ha a che fare con il significato della celebrazione del 2 giugno, Festa della Repubblica. Addirittura hanno voluto ripristinare anche la costosa esibizione delle frecce tricolori, annullata gli scorsi anni per senso del pudore. Quanto è costata ai cittadini italiani tale inutile parata?». Lo dichiara in una nota Giovanni Barbera, esponente del Prc romano. «In merito a tale evento e al suo significato – continua Barbera – basterebbe citare uno dei padri fondatori della nostra carta Costituzionale, Lelio Basso, che in una lettera inviata nel 1976 all’allora Ministro della Difesa Forlani, in occasione della sospensione della parata militare dopo il terremoto che sconvolse il Friuli, individuò in tale manifestazione il segno di una classe dirigente che avendo accettato solo a malincuore quel responso popolare che aveva dato vita alla nostra Repubblica, cercava di nasconderne il significato di rottura con il passato. Tanto che Lelio Basso, nella stessa missiva, invitando tutte le forze politiche democratiche a chiedere la soppressione di tale manifestazione considerata giustamente in contrasto con lo spirito di rinnovamento democratico che aveva dato vita alla nostra Repubblica, si chiedeva come mai una vittoria della coscienza civile e democratica avrebbe dovuto essere festeggiata con una sfilata di uomini armati e mezzi militari. Parole che dovrebbero fare ancora oggi riflettere». 

 

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