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Roma Capitale, il 6 giugno sciopero e manifestazione di tutti i lavoratori

Cgil Cisl Uil Csa: “Il salario accessorio non si tocca. La produttività serve a garantire i servizi ai cittadini”

Il 6 giugno i 24 mila lavoratori di Roma Capitale, insieme a Fp-Cgil Cisl-Fp Uil-Fpl e Csa, incroceranno le braccia per dire no ai tagli del salario accessorio e per difendere i servizi pubblici a cittadini e imprese. Sfileranno in corteoda Piazza della Bocca della Verità (ore 8.30) al Campidoglio. Lo hanno confermato Natale Di Cola( Fp Cgil), Roberto Chierchia (Cisl Fp), Sandro Bernardini ( Uil Fpl), Franco Moscia( Csa) facendo il punto su questa vertenza dei capitolini che dura da ormai molto tempo e-affermano- giunge  alle estreme conseguenze visto che, in assenza di un intervento, si profila una riduzione della quota di retribuzione collegata alla produttività”. Salario che, sottolineano i segretari generali dei sindacati  della Funzione pubblica di Roma e del Lazio, “è servito in questi anni a pagare prestazioni e flessibilità del personale, peraltro in regime di blocco contrattuale da 5 anni”. In sostanza il salario accessorio ha consentito di “mantenere inalterato il livello dei servizi pubblici nonostante la cronica disorganizzazione dell’amministrazione e l’aumento di complessità dei bisogni dei milioni di persone che ogni giorno vivono, lavorano, studiano o visitano la città”. I dirigenti sindacali rincarano la dose.

“I dipendenti di Roma Capitale – affermano – sono stretti in una morsa che da una parte vede aumentare la loro produttività sia a fronte della diminuzione del personale, circa 10.000 unità negli ultimi 8 anni, che dei servizi da presidiare, il 30-40% in più nell’ultimo decennio. Grandi eventi, servizi sociali, asili nido, servizi notturni, mobilità. La città vive in uno stato di continua emergenza, 24 ore al giorno, mentre i lavoratori sono costretti a fare i conti con un turn-over bloccato e con l’assenza di qualsiasi intervento di riorganizzazione dei servizi” attaccano Fp-Cgil Cisl-Fp Uil-Fpl e Csa. “E la giunta Marino, così come quelle precedenti, resta immobile”.

Da qui la questione salariale: “Nonostante le sollecitazioni dell’Anci e del Governo ad una soluzione praticabile, i lavoratori capitolini rischiano di perdere un terzo della retribuzione: 380 euro medi per un operatore di polizia locale, 418 per un docente del settore educativo-scolastico, addirittura 438 per un amministrativo dell’anagrafe. Questo è inaccettabile e lo impediremo con ogni mezzo”, affermano  sindacati.  Dure le critiche nei confronti dell’Amministrazione cui vengono addossate  tutte le responsabilità per questa giornata di lotta, storica, si potrebbe definire, dei capitolini.

“Ci siamo trovati di fronte ad una trattativa surreale” spiegano  i sindacati “ con  la proposta dell’amministrazione comunale che  prevede la riduzione del salario mensile dei lavoratori, con l’abrogazione del sistema delle indennità, a far data dal mese di agosto. E come se non bastasse, nel frattempo l’amministrazione ha bloccato a tutto il personale amministrativo il pagamento di una indennità che veniva retribuita a conguaglio dell’anno precedente”.

Condizione resa ancora più drammatica dalle carenze organizzative: “Il sindacato chiede da tempo la ridefinizione della situazione organizzativa del Comune, in particolare nei servizi della sicurezza, delle scuole e dei servizi alla persona nei municipi. L’amministrazione, anche su questo punto, ha presentato soluzioni solo apparenti, come l’introduzione di un orario articolato per il personale scolastico che riduce il rapporto di presenza educatore – bambino in alcune fasce orarie. Evidentemente, si preferisce lasciar gonfiare le assunzioni delle collegate e delle municipalizzate, i cui disavanzi ricadono tutti sul bilancio di Roma capitale, a costi assolutamente fuori controllo e ad appannaggio di logiche politiche di spartizione. Non certo sulla base delle competenze e delle professionalità necessarie alla città”.

“Per questo saremo in piazza venerdì” concludono Fp-Cgil Cisl-Fp Uil-Fpl e Csa “e la nostra mobilitazione continuerà fin quando non otterremo dall’amministrazione una risposta che rispetti la dignità dei lavoratori e salvaguardi i servizi ai cittadini”. Uno sciopero –dicono- per rafforzare i servizi ai cittadini e per difendere diritti, dignità e salario dei lavoratori.

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