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DL Irpef. Ok a bonus famiglie numerose

ROMA- Tecnicamente, si chiama «di competitività e giustizia sociale». Il nome d’arte che gli hanno affibbiato è «bonus Irpef». Di fatto, è il provvedimento che converte in legge il decreto con cui il governo ha messo in busta a 11 milioni di italiani quegli 80 euro che, probabilmente, hanno fatto la fortuna del Pd alle elezioni.

Fatto sta che, per il primo sì al Senato, ci è voluto ancora il ricorso alla fiducia da parte del governo, a fronte dei circa 700 emendamenti presentati. Passa dunque il maxiemendamento dell’esecutivo, che comunque ricalca in tutto e per tutto il testo così come uscito dal vaglio delle commissioni Bilancio e Finanze. Vale a dire con il rinvio dell’allargamento del bonus anche alle famiglie numerose alla prossima legge di stabilità (evento salutato come una vittoria dal Nuovo Centrodestra, con Maurizio Sacconi che spiega che «la legge di stabilità sarà la sede per norma programmatica per introdurre il fattore famiglia che da tempo viene indicato e ancora non è stato realizzato», dopo qualche malumore per il mancato inserimento immediato della misura). Bonus che ieri stato criticato dalla Corte dei Conti, alla quale oggi ha risposto Giorgio Santini (Pd): «Il bonus fiscale non è solo un surrogato, è un fatto concreto. Provate a chiederlo a chi prende meno di mille euro al mese se 80 euro sono un fatto concreto o una promessa, provate a chiederlo a 11 milioni di italiani. Certo sappiamo che va reso strutturale nel 2015 e allargato alle famiglie numerose, ai pensionati, agli incapienti delle fasce più basse del lavoro autonomo, ma lo faremo».

Tra una riduzione di circa il 10 per cento delle aliquote Irap e ‘l’esordiò della Tasi, il decreto non manca di suscitare qualche polemica sia per i contenuti («con la Tasi, passate le elezioni il governo già si riprendere quello che aveva dato con gli 80 euro» ironizza il forzista Remigio Ceroni) che per il nuovo ricorso alla fiducia (per Luciano Uras, Sel, «il ricorso alla decretazione d’urgenza e alla fiducia supera anche la questione della riforma del bicameralismo e dell’elezione diretta del Senato») sebbene tutti vi riconoscano per lo meo un inizio di riforma strutturale: tra le altre cose infatti il bonus Irpef preved a sostegno della domanda interna, una riduzione del cuneo fiscale per il lavoratori dipendenti e misure per accelerare il pagamento dei debiti delle pubbliche amministrazioni, l’aumento del prelievo sulle rendite finanziarie e gli impegni del Governo per la riduzione dell’evasione, tagli ai Ministeri, contributi alla finanza pubblica da parte di enti locali, organi costituzionali e società controllate, la fissazione di un tetto alle retribuzioni dei dipendenti pubblici. Confermati anche i tagli per 150 milioni di euro alla Rai, che però manterrà tutte le sedi regionali. In attesa che anche la Camera dica la sua.

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