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LGTB. Harriet non sarà deportata in Uganda. Buone notizie anche dai Paesi Bassi

 

MILANO – La giovane lesbica ugandese Harriet N. non sarà rimpatriata dal Regno Unito. Le autorità britanniche hanno cancellato il volo per Kampala e analizzeranno con maggiore attenzione la sua richiesta di asilo o protezione umanitaria.

L’azione urgente promossa da St. Paul’s Voice Centre di Kampala ed EveryOne Group ha evitato una grave tragedia, perché le leggi e la cultura che vigono attualmente in Uganda pongono gay e lesbiche nella condizione di perseguitati. Un ringraziamento particolare a Out & Proud Diamond Group (Regno Unito). Prima di fuggire nel Regno Unito, Harriet aveva subito minacce gravi, atti discriminatori e violenze fisiche, in Uganda, sia da parte delle autorità che di gruppi omofobi e della sua stessa famiglia. Il volo verso Kampala era già stato fissato per martedì 10 giugno. “E’ stata un’azione difficile,” hanno dichiarato Roberto Malini, condirettore di EveryOne Group, e Patrick Leuben Mukajanga, direttore del St. Paul’s Voice Centre, “perché le autorità del Regno Unito avevano deciso di non credere alle dichiarazioni da parte di Harriet. Purtroppo molti omosessuali vengono deportati dall’Unione europea in base a una mostruosità giuridica: la cosiddetta ‘mancanza di prove’ della loro omosessualità. Si è giunti a richiedere al rifugiato pratiche degradanti, per provare la sua natura. Attualmente si richiedono foto o video espliciti, lettere, articoli sulla stampa locale che provino la persecuzione subita. E’ una gigantesca ipocrisia, perché nel primo caso si tratta di materiale che porrebbe il profugo nella condizione di essere incarcerato dalle autorità ugandesi; nel caso della richiesta di articoli tratti da quotidiani, invece, tutti sanno che la stampa locale censura regolarmente le notizie che dimostrano la repressione contro omosessuali e lesbiche. Per fortuna, quando interveniamo, riusciamo, a volte miracolosamente, a fornire ai governi europei una documentazione che essi giudicano sufficiente, evitando terribili drammi umanitari”.

Nei giorni scorsi anche l’Immigration and Naturalisation Service dei Paesi Bassi ha scritto a Roberto Malini di EveryOne Group riguardo ad alcuni casi di richiesta di asilo da parte di profughi gay dall’Uganda e in particolare del caso riguardante il giovane omosessuale ugandese Moses S., caso seguito da EveryOne Group insieme al St. Paul’s Voice Centre. La comunicazione da parte del Servizio, che riconosce “come il profugo abbia collaborato attivamente all’interno del movimento LGBT ugandese” e come “in base all’oppressione e alla situazione che si troverebbe a fronteggiare in Uganda, il suo Gruppo teme che possa essere incarcerato, perseguitato o ucciso” fa ben sperare. Naturalmente non abbasseremo la guardia fino a quando non sarà concesso l’asilo.

 

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